McDonald’s a 4,99€: Il ‘prezzo popolare’ che ci costa la salute

Il McDonald’s è il ristorante più popolare che ci sia, mi hanno detto una volta in un Circolo Arci.
Non potei controbattere davanti alle ragioni che addusse: cioè che chiunque può permettersi un pasto in questo fast food. Sì certo, già ero delli’dea che Il junk food non andrebbe affatto pagato, ma avrei spostato il focus del discorso su un piano che non era messo sul tavolo. Oggi che ho maturato una coscienza etica e sull’importanza della salute per l’Uomo e il Pianeta, probabilmente gli avrei tirato un pippone. Io ho sempre evitato la catena come la peste per l’odore, il tipo di cibo che mi fa schifo (inutile cercare eufemismi), ma ho letto un articolo che mi ha aggiornato sui costi veramente popolari del McDonald’s: con 4,99 euro mangi un panino con hamburger, una porzione di patatine fritte e un bicchiere abbondante di Coca-Cola.
Chi non lo sa? Da mesi lo spot che promuove il pasto a prezzo popolare invade la tv, jingle ci perseguitano in radio e il banner spunta ogni due storie sui social. L’offerta a 4,99 € di McDonald’s non è soltanto un modo per placare la fame con pochi spiccioli, dietro c’è una macchina da guerra del marketing che sta cambiando il modo in cui mangiano gli italiani.
Lo spot è principalmente rivolto a giovani tra i 18 e i 34 anni. Ma come può permettersi costi così bassi l’l’impero degli archi dorati? Ogni singolo McDonald’s è una macchina che macina numeri da capogiro: aperti fino a 16 ore al giorno; servizi delivery, asporto e l’immancabile drive-through, sia mai che alzi il sedere e cammini fino al bancone!
Si stima che ogni punto vendita serva tra i 700 e i 900 mila pasti l’anno. Ma bisogna anche contare i costi bassissimi della materia prima che usa il colosso ben documentati in Super size me.
Se oggi l’offerta a 4,99€ ci sembra un’abitudine, vent’anni fa Morgan Spurlock ha scioccato il mondo con un esperimento estremo: mangiare esclusivamente da McDonald’s per 30 giorni, tre volte al giorno (colazione, pranzo e cena).
Quello che doveva essere un semplice esperimento sulle calorie si è trasformato in un bollettino medico drammatico. Ecco cosa ha mostrato la telecamera:

  • Il fegato come “pâté”: dopo poche settimane, i medici di Spurlock erano terrorizzati. Il suo fegato stava accumulando grasso così velocemente da assomigliare a quello di un alcolista cronico;
  • Picchi di peso e colesterolo: In soli 30 giorni, Morgan ha preso circa 11-12 kg. Il suo colesterolo è schizzato alle stelle, aumentando il rischio cardiovascolare;
  • Effetti psicologici: Non solo fisico. Il regista ha documentato depressione, letargia e sbalzi d’umore fortissimi, legati ai picchi glicemici e alla qualità degli zuccheri e dei grassi saturi.
  • Dipendenza: Spurlock ha descritto una sensazione di “astinenza” e mal di testa quando non mangiava il cibo del fast food, evidenziando quanto certi alimenti ultra-processati possano creare una sorta di dipendenza.

Dopo l’uscita del film, McDonald’s ha rimosso l’opzione “Super Size” dai suoi menu negli USA: la dimostrazione di quanto un documentario possa influenzare le scelte dei giganti del settore.
E allora facciamoci influenzare dal documentario che potete rivedere qui e non dalla pubblicità!

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *