U2: il concerto di Roma canzone per canzone

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Fabrizio

          Fabrizio

Un viaggio che parte nel cuore della musica, quello raccontato dagli U2 durante le due serate di concerto allo Stadio Olimpico di Roma, ma che arriva più lontano. Perché  gli U2 hanno voluto essere sempre qualcosa di più. Hanno voluto raggiungere quel luogo sacro, dove la musica incontra Dio, dove la musica incontra la rabbia per le ingiustizie del mondo, dove la musica è per gli oppressi e per i deboli. Dove la musica è energia e liberazione. Dove la musica abbatte i confini e attraversa le distese più lontane. La destinazione del viaggio è l’Amore in tutte le sue forme, che attraversa la complessità della vita, fino a risplendere in un luogo che si chiama The Unforgettable fire, il fuoco indimenticabile.

Ma questo tour è ancora più speciale, perché celebra un altro viaggio iniziato trenta anni fa.

The Joshua tree, nel cuore della California, questo albero chiamato così per i suoi rami che ricordano le braccia di Giosuè che si ergono verso il cielo per pregare Dio. The Joshua tree è il titolo dell’album che gli U2 suonano per intero in questo tour. Un album nato nel 1987, composto da 11 canzoni che hanno lasciato una traccia indelebile nella storia del rock.

Mancavano a Roma da 7 anni. L’attesa in uno stadio Olimpico stracolmo è grandissima. Il popolo degli U2 è pronto ad abbracciare i quattro ragazzi della periferia di Dublino che hanno fatto una lunga strada, sempre insieme come una famiglia, come dice Bono.

Le prime quattro canzoni della serata, sono quattro pezzi storici: Sunday Bloody Sunday, New Years’s Day, Bad e Pride, pietre miliari del repertorio degli U2.

Dopo questo poker, inizia la celebrazione dell’album. Il maxi schermo si illumina con una lunga strada americana, iniziano a volare nel cielo di Roma le note di where the streets have no name: “Voglio correre/ Voglio nascondermi//Voglio abbattere i muri/ Che mi tengono dentro/Voglio protendermi/ E toccare la fiamma/Dove le vie non hanno nome“.

Sarebbe troppo lungo raccontare tutte le emozioni, le storie, i significati racchiusi in queste 11 canzoni, che si susseguono come un fiume, “Like a river to the sea“, come recita One tree Hill, canzone dedicata alla memoria di Greg Carrol, un amico della band scomparso in un tragico incidente. Still Havent’found, With or Without you, Running to stand still scaldano il cuore delle gente, fino ad arrivare all’ultima canzone dell’album Mothers of dissappeared, che parla del dramma delle madri, che a causa dei governi dittatoriali del Sudamerica, hanno visto scomparire i propri figli. “La notte è sospesa come un prigioniero/Distesa tra il nero ed il blu/Sentiamo il battito del loro cuore/Noi sentiamo il battito del loro cuore“.

La celebrazione dell’album finisce, ma il concerto continua. Un momento molto bello è rappresentato dalla canzone Miss Sarajevo, con le immagini delle macerie nelle città della Siria. Perché dove ci sono bambini che camminano tra le macerie non ci sono né vinti né vincitori, ma solo sete di giustizia e pace. La voce di Pavarotti si erge  da lontano ad accompagnare questa canzone scritta da Bono tanti anni fa. “Dici che il fiume trova la via del mare, e come il fiume giungerò a te“.

C’è spazio ora per l’energia, di questi quattro “ragazzi” scatenati. Con Beautiful day, Elevation e Vertigo, si balla, si salta e ci si abbraccia. This is Rock’n’roll baby.

Siamo quasi alla fine, arriva il momento di uno dei pezzi più belli e significativi per gli U2. Tutto stava finendo quel giorno in cui composero One. Ma quella canzone arrivò da qualche parte come una magia: Un solo amore/un solo sangue/ una sola vita/ devi fare quello che riesci/ una sola vita/ ma non siamo uguali/dobbiamo sostenerci a vicenda/sostenerci uno nell’altro/ Uno.

L’ultima canzone è una nuova canzone, una nuova storia da raccontare: “The little things that give you away“. Perchè gli U2 sono sempre proiettati verso il futuro. E noi con loro. Nonostante il tempo che passa e l’età che avanza, le emozioni restano quelle di sempre. Vorremo che non finisse mai, li vorremmo sul palco per sempre, a farci sognare e riflettere con le loro canzoni, ma tutto finisce e tutto scorre. Grati ancora una volta di aver assistito ad un grande spettacolo che ha riempito l’anima. Grazie a Bono, The Edge, Adam e Larry.

 

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