Benni Bosetto e l’Hangar Bicocca sono Rebecca
Dal 12 febbraio al 19 luglio 2026, gli enormi spazi dell’Hangar Bicocca di via Chiese prendono le fattezze del ritratto di Rebecca: Benni Bosetto ritrae Rebecca come una ambientazione in cui il montaggio scopre dettagli apparentemente insignificanti con il proposito di rivelare oggetti, sguardi, gesti, che aiutano a ricreare l’atmosfera in cui si cala il protagonista. Atmosfera, ambientazione e montaggio al servizio del ritratto di Rebecca. Rebecca altri non è che l’artista stessa che negli spazi dell’hangar raccoglie tutte le opere che delineano la sua poetica di artista eclettica: pittrice nei 300 disegni che rivestono le pareti come preziosa tappezzeria. Tutti i fogli hanno un disegno autonomo, sono cellule autonome che in futuro verranno disgregate. Disegnarle per Benni “è stato un atto d’amore, un dialogo tra pause e fantasie erotiche”.
Dipinge pure i copricapo dei tangheri che ballano nel lato sinistro dell’aviorimessa e rappresentano teste di altre specie viventi per parlare d’amore con comicità.


Oceano di succo, 2023 


Benni si declina come scultrice-orafa nelle stalattiti/stalagmiti che pendono dal soffitto in un brulichio di baci, capezzoli e altre parti anatomiche che ora si calano dal soffitto ora si arrampicano verso l’alto, decorando lo spazio tutto da vivere: sulla destra, nella Guancia – dove riaffiorano ricordi di infanzia e desideri istintivi e corporei – ci sono postazioni per sedersi o chaise longue – sottratte alla Madame Récamier di Jacques-Louis David – su cui stendersi e in cui è possibile sostare, tappeti dalle trame preziose calpestabili.

Jacques-Louis David, Madame Recamier, 1800. Credit foto© Wikipedia
Benni Bosetto all’inaugurazione di Rebecca, la mostra all’Hangar Bicocca
Nell’ambiente centrale, denominato Pancia, come l’organo che accoglie e metabolizza, cavità di metamorfosi e trasformazione legata a funzioni vitali primarie, si aprono o restano chiuse, una serie di porte che contengono una serie di altri ambienti narrativi. Le 9 porte «ripiene» non verticalizzano la Pancia, ma sono orizzontali, sono sdraiate a terra. Perché non hanno funzione di soglia, né di passaggio, bensì di botola aperte nel pavimento con all’interno stratificazioni narrative, soprattutto di film horror. C’è la Porta sussurri che bisbiglia tra gli insetti-sculture allusivi le parole degli angeli legate con fili dorati nell’Annunciazione di Beato Angelico, ma l’insetto è il protagonista la presenza scomoda ripugnante.
Un mattino, al risveglio da sogni inquieti, Gregor Samsa si trovò trasformato nel suo letto in un enorme insetto. Riposava sul dorso, duro come una corazza, e, alzando un poco il capo, vide il suo ventre convesso, bruno, diviso da nervature arcuate; sulla sommità del ventre, la coperta, che stava per scivolare via, riusciva a stento a tenersi. Le sue numerose zampe, miserevolmente sottili rispetto alla sua corporatura, si agitavano disperatamente davanti ai suoi occhi.
(Franz Kafka, Le metamorfosi)
D’altronde la struttura della Porta Sussurri è ispirata a una delle soglie della casa infestata del film Gli invasati di Robert Wise, nel quale la porta inizia a gonfiarsi.

Ancora più orrorifica è la Porta della spogliarellista, in cui creature dall’aspetto viscido realizzate in ceramica si annodano una sopra all’altra. Un’altra porta si trasforma in un armadio di pellicce, al cui interno gusci di cozze e altri crostacei vengono antropomorfizzati tramite l’aggiunta di piccole gambe. Non mancano riferimenti alla letteratura antica, come la Porta degli Imbambolati dedicata alle Nuvole di Aristofane.
Il protagonista della Porta pomi d’oro è il pomodoro, assunto dall’artista come emblema di un insieme di riferimenti che le sono cari. Da un lato, Bosetto collega l’opera alla poesia My next life let me be a tomato di Natasha Rao, in cui Il pomodoro è emblema di desiderio vitalità e continuità del ciclo naturale.
Lussuriosa e senza paura. In questa incarnazione bipede
( Natasha Rao,My next life let me be a tomato)
ho sempre avuto paura della mia maturazione,
di mia madre in piedi fuori dalla porta del camerino.
Dall’altro questo frutto ricorre come emblema ambivalente anche nel cinema: in Una cena quasi perfetta di Stacy dove i pomodori germogliano corpi sepolti e nel surreale L’attacco dei pomodori assassini del regista John De Bello in cui si trasformano in creature mutanti fino al film Dietro la porta chiusa di Fritz Lang uno spazio chiuso carico di mistero e memoria rimossa.
Anche le porte apparentemente vuote perché chiuse non ci mostrano cosa contengano, invece stratificano le storie personali anche dell’artidta bambine, come la Porta Pisello, allusiva la fiaba La Principessa sul pisello di Andersen, secondo una prospettiva ribaltata, perché non c’è la principessa e non sappiamo nemmeno se sotto il materasso ci sia il pisello, ma rimanda a un ricordo d’infanzia dell’artista: i baccelli di piselli sgranati per la zuppa insieme ai familiari un gesto lento e condiviso. Il velluto blu che imbottisce l’anta chiusa, oltre a rimandare al materasso della fiaba, è un omaggio all’opera Holderine object di Joseph Cornell, una scatola il cui contenuto è velato da un involucro di velluto ceruleo.

Porta Sussurri 
Porta della spogliarellista 
Porta pellicce 
Porta degli Imbambolati 
Porta Pomi d’oro 
Porta Pannocchia 
Porta del gatto e della follia di L.C. 
Porta Pisello

L’ultimo ambiente, che trasforma l’ala ovest dell’hangar in una milonga, è denominato Il cuore e batte le pulsazioni del tango,
Tango (II version) riflette sull’innamoramento come processo di intossicazione (perché è l’uomo che trascina la donna) e sulla fisicità dei sentimenti, giocando con cliché e archetipi dell’amore.
Mi avrai verde milonga inquieta
Che mi strappi un sorriso di tregua ad ogni accordo, mentre, mentre fai dannare le mie dita
Io sono qui
Sono venuto a suonare
Sono venuto ad amare
E di nascosto a danzare
(Paolo Conte, Alle prese con una verde milonga )
La performance prevede sessioni con ballerini amatoriali che, indossando copricapi raffiguranti animali e piante, danno vita a una coreografia interspecie, alle prese con una una rossa milonga.
Chi è dunque Rebecca? Rebecca ci parla di un’assenza che «infesta» una casa – che in questo caso è l’Hangar Bicocca. Benni Bosetto vuole umanizzare questa casa «battezzandola» con il nome femminile Rebecca, appunto perché dare il nome è uno scambio affettivo. Questo è uno spazio femminile.
Altro esempio iconico è «La Hon» («lei», in lingua svedese) realizzata dalla pittrice- scultrice Niki De Saint-Phalle, insieme a suo marito Jean Tinguely. È un’enorme scultura colorata di donna partoriente: Niki la descrisse così: “è come una grande dea della fertilità comodamente adagiata nella sua immensità, pronta ad accogliere generosamente migliaia di visitatori che assorbe, divora e ripartorisce”. https://www.youtube.com/watch?v=jNfQt2FsUD4
Rebecca è Benni Bosetto: l’interno dello spazio aviario concorre a presentarci il suo autore, nelle sue principali caratteristiche. L’ambiente domestico è architettonica estensione naturale del corpo. Come spiega l’artista: “senza casa non siamo noi stessi, la casa è l’umanizzazione di quello siamo”.
Bosetto ricorre con insistenza a una ambientazione in cui il montaggio scopre dettagli apparentemente insignificanti con il proposito di rivelare oggetti, sguardi, gesti, che aiutano a ricreare l’atmosfera in cui si cala il protagonista. Atmosfera, ambientazione e montaggio al servizio del ritratto di una società falsamente indolente.
Il contesto tutto riferito alla persona che lo abita, sembra rispondere alla opinione di Louis-Edmond Duranty, secondo il quale il ritratto moderno deve sapere restituire l’intimo legame tra l’abitante e il suo ambiente.
Rebecca è Rebecca – La prima moglie, il film del 1940 tratto dall’omonimo romanzo della scrittrice inglese Daphne du Maurier, diretto da Alfred Hitchcock con Laurence Olivier e Joan Fontaine nei ruoli di Maxim de Winter e della sua seconda moglie della quale, significativamente, non viene mai pronunciato il nome di battesimo. Infatti, la vera protagonista del film è Manderley, la grande tenuta nobiliare che domina le scogliere della Cornovaglia, ancora abitata dalla presenza della prima moglie Rebecca, morta misteriosamente pochi anni prima.
Benni Bosetto. “Rebecca”
12 febbraio – 19 luglio 2026
Pirelli HangarBicocca | Via Chiese 2, Milano
Orari: Giovedì, venerdì, sabato e domenica dalle ore 10.30 alle ore 20.30
Enti promotori: Pirelli HangarBicocca
Costo del biglietto: Ingresso gratuito
Telefono per informazioni: +39 02 6611 1573
E-Mail info: info@hangarbicocca.org



















