Persepolis e Marjane Satrapi: la voce della resistenza iraniana

In ricordo con di Marjane Satrapi, la vita straordinaria della sua autrice, icona globale di libertà, coraggio e resistenza, ho visto Persepolis il film tratto dal libro autobiografico dell’autrice iraniana, che ha vissuto in prima persona la caduta della monarchia e dello Scià e l’instaurarsi della rivoluzione islamica e fondamentalista.

Insomma, la propria autobiografia è occasione pure di una storiografia del suo Paese natio: l’Iran.

Ma Marjane ci parla anche delle contraddizioni che ci sono in Occidente, dove studia e dove sperimenta l’ottusità e l’ipocrisia nei confronti delle diversità e degli immigrati.

L’autobiografia: Marji Satrapi è nata nel 1969. Persepolis è la storia dei suoi primi venti anni. Persepolis è contemporaneamente la storia della sua terra, l’Iran, e del destino toccato al suo popolo tra gli anni Ottanta e gli anni Novanta. A Persepolis in guerra, come in tutte le guerre, non ci sono vincitori, soltanto vinti e Persepolis racconta la storia di una vinta dalla storia del suo paese e dalla sua storia personale.

Prima del 1980 in Iran, per le donne, non c’era l’obbligo del velo, che a Marji non impongono soltanto gli uomini, ma anche le donne. Ma lei ha l’animo punk, il punk puro, quello ribelle alle istituzioni come al bel canto e al bel suono. Quello che tutti gli adolescenti di quegli anni anche in Occidente prima o poi hanno amato, per il gusto della ribellione.

Prima del 1980 in Iran a scuola le classi erano miste.

Poi. Nel 1979 la rivoluzione iraniana sovverte il potere dello Scià e inverte il ruolo della classe dirigente. Il suo animo punk la porta a sfidare il fanatismo, la censura, la nostalgia della propria terra, la paura. Eppure sembra che il colpo più duro sia arrivato da qualcosa di infinitamente più semplice: l’assenza della persona amata. Temendo per il suo futuro la famiglia decide di mandarla al sicuro in Occidente.

Il tema della sconfitta – sia essa politica, culturale o personale – è il vero filo conduttore di Persepolis di Marjane Satrapi. L’opera non è soltanto una testimonianza autobiografica o un resoconto storico dell’Iran contemporaneo, ma il ritratto intimo di una donna che si ritrova doppiamente «vinta» : schiacciata dagli eventi geopolitici della sua patria e lacerata dalla sensazione di non appartenere più a nessun luogo.

La storia dell’Iran nell’ultimo quarto del XX secolo procede per promesse infrante e delusioni sistematiche. Marjane vive in prima persona il crollo delle speranze democratiche: il racconto si apre con la caduta dello Shah nel 1979, un momento di collettiva euforia e speranza per la famiglia di Marjane, di estrazione intellettuale, laica e progressista. Tuttavia, questa parentesi di libertà dura pochissimo: la rivoluzione viene subito monopolizzata dal regime teocratico degli Ayatollah.

Gli intellettuali e i militanti di sinistra che avevano combattuto contro la dittatura monarchica vengono incarcerati, torturati ed giustiziati. La figura dello zio Anoush – l’eroe ideale agli occhi della giovane Marjane – viene giustiziato con l’accusa di essere una spia. Per Marjane è il momento in cui la Storia spazza via la fede ingenua nel bene.

La guerra Iran-Iraq e la repressione interna trasformano la vita quotidiana in una lotta di resistenza psicologica: l’obbligo del velo (hijab), il divieto della musica e dell’arte occidentale, le pattuglie di Guardiani della Rivoluzione per strada. L’Iran diventa un luogo in cui essere se stessi equivale a rischiare la morte o la prigione.

Se il paese perde la propria libertà politica, Marjane vive una sconfitta d’identità ancora più intima e dolorosa, scandita dall’esperienza dell’esilio forzato dai genitori che vogliono metterla in salvo sperando almeno per lei un futuro migliore.

Inviata adolescente in Austria dai genitori che la vogliono salvare dal suo anticonformismo in una terra che non lo accetta, invece Marjane non trova la salvezza, ma la solitudine e l’emarginazione. In Europa subisce l’esclusione sociale, gli stereotipi sull’Iran e l’incomunicabilità culturale. Per farsi accettare cerca di assimilarsi, rinnegando persino le proprie origini, per poi rendersi conto dell’alienazione morale in cui è caduta.

Anche quando si innamora, Marji non ha successo, anzi il sentimento più bramato l’annienterà al punto da capire il suo fallimento in Europa e prendere la decisione di tornare in Iran.

Ero sopravvissuta a una rivoluzione, a una guerra e una banale storia d’amore mi aveva atterrito

Marjane Satrapi, Persepolis

Poco dopo il suo arrivo in Austria, Marjane viene cacciata dal convitto gestito da suore dopo aver risposto male alla madre superiora che l’aveva insultata dicendo che gli iraniani non hanno educazione. Da quel momento inizia per lei un vero e proprio «calvario abitativo», cambiando continuamente alloggio (casa di amici, subaffitti).

La situazione precipita quando va a stare da Frau Dr. Heller, una donna anziana, cinica e severa. La convivenza è un incubo: la padrona di casa la tratta con sospetto, controlla quello che mangia e la accusa continuamente di furto. Il colpo di grazia arriva proprio qui, sul piano emotivo, quando Marjane scopre che il suo ragazzo Markus la tradisce nel suo stesso letto. Con il cuore spezzato e sopraffatta dalla vergogna, Marjane decide di non tornare più nella casa di Frau Dr. Heller, dove si sente umiliata e indesiderata.

Vive un periodo da senzatetto a Vienna e una profonda crisi depressiva alla scoperta del tradimento del ragazzo che ama, Marjane torna a Teheran. Lì scopre la tragica realtà di ogni esiliato: in Occidente è considerata una «fondamentalista iraniana», mentre in patria viene percepita come un’occidentalizzata priva di radici. È una sconfitta identitaria totale: non esiste più un posto da poter chiamare veramente «casa». Si trova nella condizione di chi è «straniero ovunque».

Lei non è del Castello, lei non è del paese, lei non è nulla. Eppure anche lei è qualcosa, sventuratamente, è un forestiero, uno che è sempre di troppo e sempre fra i piedi, uno che vi procura un mucchio di grattacapi.

Franz Kafka, Il castello

E pure il suo tentativo di reinserirsi in Iran – sposandosi e cercando di vivere nell’underground artistico – fallisce miseramente. Il divorzio e la soffocante realtà sociale la costringono a una seconda e definitiva partenza per la Francia. L’addio finale all’aeroporto, sotto lo sguardo provato della madre e della nonna, sancisce la sconfitta affettiva e geografica.

Ma la sconfitta la porta sempre a rialzarsi per rispettarsi sempre, come le consiglia la nonna, personaggio meraviglioso:

Nella vita incontrerai molti stronzi; se ti feriscono, pensa che è la stupidità che li spinge a farti del male. Ti eviterà di ripagarli con la stessa moneta, perché non c’è niente di peggio del rancore e della vendetta. Resta sempre integra e coerente con te stessa.

Nonna, Persepolis

Persepolis è un romanzo di formazione fuori dagli schemi che affronta di petto uno dei temi più cupi della storia recente: la nascita dei fondamentalismi e la repressione dell’individuo. L’autrice vi riesce senza mai risultare pesante o pedante, grazie a un mix perfetto di autoironia, ritmo serrato e una grazia espressiva capace di trasformare la memoria storica in un racconto universale e profondamente umano.

Se la vita di Marjane si chiude con una resa nei confronti dell’Iran e dell’illusione di una giovinezza felice, la graphic novel e il conseguente film rappresentano il riscatto finale.

Attraverso un tratto grafico bianco e nero essenziale, sincero e tagliente, Satrapi restituisce la voce a tutte le vittime dimenticate della Storia – allo zio Anoush, alla saggezza di sua nonna, agli amici caduti. Marjane perde la guerra contro la storia del suo paese, ma vince la battaglia della memoria, impedendo che l’estremismo cancelli la complessità e l’umanità del popolo iraniano.

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