“Milano. Via Padova” di Rezza-Maestrelli

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“Milano. Porta Romana, non si è mai fatto né mai si farà”, dico a lui mentre siamo in coda per vedere “Milano. Via Padova”. E questo me lo spiego con un’ingenuità di mia mamma che, una sera uscendo di casa per accompagnarmi da Lui in porta Romana, ha espresso un commento meraviglioso. Usciti dal cancello su via Padova, un’ambulanza raccatta un personaggio urlante, come i suoi amici, ancora in abiti da lavoro, poco distanti seduti al bar a bere. Arriviamo in porta Romana e i fighetti straripano nelle strade della Milano da bere. E mia madre mi domanda perché non ho paura a stare lì, in portaRomana. È per questo che si gira “Milano. Via Padova” e non “Milano. Porta Romana”. Il film di Antonio Rezza e Flavia Mastrella è stato girato nel 2016 in occasione di Milano è meglio di via Padova, quando la via era stata segnalata come pericolosa per una rissa con morto, ma rialzandosi e organizzandosi ha mostrato tutto il suo spirito identitario. I due stazionano soprattutto nell’area limitrofa al parco Trotter, e intervistano gli abitanti della via in particolar modo sulle possibilità di convivenza tra stranieri e italiani. Il succo è dato dalle risposte di due passanti una italiana, l’altro egiziano, i quali alla domanda “Porteresti l’altro a casa tua a spadroneggiare, lasciandogli mettere i piedi sul divano?” , rispondono entrambi di sì. E allora Rezza chiede “Perché non lo fate?”, ma si risolve in un nulla di fatto. Gli stranieri cantano sempre, mentre gli italiani si vergognano e non lo fanno. Una proprio non può ospitare perché ha il diabete e le gambe gonfie, ma davvero gonfie. “Non hai paura a vivere in via Padova?” No, anzi.

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