I diritti del lavoratore malato oncologico? Leggere attentamente le avvertenze

lobotomia

“Il cancro si combatte anche sul posto di lavoro. Difendi la tua normalità”. È la conclusione di uno spot del governo che sento oggi dopo aver pranzato con acqua e miso per preparare il mio corpo ai dolori di stomaco e alla nausea che seguiranno il secondo follow-up che affronterò il prossimo lunedì. Sono a casa. Perché dopo l’operazione mi hanno proibito di stare davanti al computer per più di 5 ore. Ed effettivamente stare allo schermo più del tempo “prescritto” mi causa mal di testa atroci, che solo la codeina mi fa passare. La codeina è un oppiaceo, per chi non lo sapesse: quando la prendi entri in uno stato di rimbambimento totale e tale che non riesci a far altro che dormire.

“La campagna di comunicazione – cito testualmente dal sito di Palazzo Chigi che la promuove – ha l’obiettivo di informare sulle opportunità e sulle tutele di cui possono disporre i lavoratori che sono affetti da patologie oncologiche e di sensibilizzare le imprese e l’opinione pubblica ad un approccio più sereno e non discriminatorio nei confronti dei malati di cancro, in particolar modo nel contesto lavorativo”. Peccato che nella campagna manchi l’avvertenza scritta in miniatura: “In accordo con la pratica lavorativa corrente, se sei lavoratore autonomo malato, sei spacciato“. Ma io, che mi tengo informata per informarmi e per informare, già so quali sono i diritti per me, che sono malata oncologica e ho 34 anni, ossia sono nel pieno dell’attività lavorativa o, per lo meno, dovrei esserlo: nessuno.

Il 13 maggio ho scoperto l’iniziativa ‘Pro Job: lavorare durante e dopo il cancro – Una risorsa per l’impresa e per il lavoratore’, un progetto presentato il giorno prima all’Università degli Studi di Milano. Scrivo ad Aimac  dove cerco maggiori informazioni – per conoscere nel dettaglio quali siano i diritti che spettano a una lavoratrice autonoma, come me, operata al cervello e obbligata a non stare davanti al pc per più di 5 ore al giorno, pur legandomi stretta il mio lavoro a uno schermo. Mi chiama poco dopo aver inviato la mail una ragazza. Ha la mia età, per questo vorrebbe darmi del tu. “Certo, che puoi”. Una lunga chiacchierata, qualche carezza attraverso un cavo telefonico e, alla fine la constatazione: “Non puoi fare niente, al massimo prova a chiedere la pensione civile”.

“Potrei diventare pensionata”, dico scherzando con gli amici, ma dentro sono proprio verde. Qual è il problema? Sono una libera professionista = nessuna tutela per me. Vengo pagata a ore, che inevitabilmente ho dovuto ridurre, o a lavoro consegnato, che viene pagato una miseria. L’elemosina profitterebbe di più.

Già prima della malattia, la partita Iva significava lavorare in ufficio, seguendo le regole e gli orari di chi ha un contratto a tempo indeterminato, ma guadagnare una miseria rispetto a questi e doverci pagare sopra pure le tasse. Anzi gli orari erano diversi rispetto a quelli dei trattati con contratto, perché molto superiori alla media.
Poi c’è il ricovero che significa non percepire stipendio alcuno per un mese e mezzo di “inoperattività” e il rientro a lavoro. Stavolta provi a stabilire tu le regole, facendo presente di non potere lavorare per l’intera giornata, e la settimana lavorativa di 5 giorni di 10 ore di lavoro, finché c’è bisogno, viene ridotta a 5 mezze giornate da 7 ore, poi – quando non bisogna più coprire – viene ridotta a due mezze giornate che ti imponi non superino le 5 ore. “Sai c’è meno bisogno”, e contemporaneamente ti fanno lavorare da casa quanto se non più di prima, ma a un prezzo che non ti ci paghi nemmeno un pacco di antiepilettici che ti passa low-cost l’esenzione 048, quella per i soggetti affetti da patologie neoplastiche maligne e da tumori di comportamento incerto.
Niente avevi prima, niente ti spetta ora, anzi ti tocca meno. Perché hai avuto e potrebbe tornarti il cancro, e hai e avrai per sempre la partita Iva.

Se invece  hai un contratto, leggi quali sono i Diritti del malato di cancro.

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2 Risposte

  1. 21 maggio 2014

    […] sciopero, sono la prima a ritenere sia giustissima causa far valere i propri diritti, ma cosa rivendicate? Silenzio. Sui fogli semplicemente la scritta “Si avvisano gli utenti che il […]

  2. 13 giugno 2014

    […] della stampa, ma alla quarta pagina di risultati, come se mi fossi sparata una tonnellata di codeina 60 gr, mi addormento nel bosco di espressioni e titoli uguali che scorro […]

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