Koudelka fotografa la terra santa

Koudelka terra santa

Koudelka fotografa la terra santa è il ritratto cinematografico, ossia fotografico, ad opera di Gilad Baram di uno dei più famosi fotografi contemporanei alle prese con la sua creatività tesa a ritrarre nel bianco e nero e con la luce Gerusalemme Est, Hebron, Ramallah, Betlemme e numerosi insediamenti israeliani dislocati lungo il confine. Si tratta di un gioco di scatole cinesi che è un  doppio ritratto in bianco e nero. Quello della Terra santa di Koudelka è tratteggiato da linee solo ed esclusivamente verticali, lastre di cemento, che sono muri, minareti, salite: a ricordare continuamente che in quelle zone si erigono muri alti e orrendi. Di orizzontale ci sono soltanto le canne dei fucili e i cannoni dei carri armato. La linea si attorciglia con il corpo del fotografo soltanto nel filo spinato che avviluppa l’aridità dei muri in quella del paesaggio. A trasformare quel deserto “dove Gesù non poteva non recarsi” a farsi tentare, in “un muro, due prigioni”. E amaramente, sin dall’inizio, Koudelka rimpiange quella natura selvaggia devastata da colate di cemento divisorie e quindi brutte due volte. Il ritratto fotografico di Baram mette in mostra gli scatti dell’artista ceco facendo piombare la pellicola in un silenzio terrorizzante che spezza le parole di spiegazione di intenti di Koudelka per lasciare posto alla fotografia in bianco e nero dell’artista, inquadrata frontalmente e nel silenzio assoluto. Non c’è guerra nelle fotografie dell’artista,  al massimo sagome di combattenti inerti che nella loro staticità non possono animare quelle desolazioni senza alcun essere vivente perché il protagonista del film non fotografa le persone, come promette alle guardie che lo fermano durante un appostamento. L’uomo fa ritorno invece nella fotografia di Baram. Ci sono militari che accertano le intenzioni di Koudelka, bambini, persone affacciate ai balconi, tutti a guardare in faccia lui: Koudelka che noi spettatori al cinema non vediamo perché quasi sempre ritratto da tergo, a differenza delle sue opere, o comunque sfigurato da espressioni deformanti volte a cogliere nel migliore dei suoi  modi la terra santa.

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