Soia sì, soia no

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Soia sì soia no? In caso di tumore, il consumo di questo alimento è fortemente controverso. Visto che è consigliata una dieta vegana che alle proteine animali prediliga quelle vegetali, parrebbe lecito il consumo della soia e dei suoi derivati, largamente utilizzati da chi ha adottato un regime alimentare che rinuncia a carne, latte e derivati. Tempeh, miso e tofu, salsine come il tamari, bevande, gelati e yogurt sono tutti prodotti a partire dalla soia. Eppure il suo valore nella diete antitumorali è molto controverso, in quanto, nonostante sia un alimento ricco di proteine vegetali, sostanze antiossidanti e minerali, viene spesso sconsigliata a donne con tumore al seno sottoposte a terapia antitumorale. Ora, in un’analisi pubblicata a gennaio 2018, su Nutrients si afferma che soia e derivati hanno mostrato benefici: su 73.223 donne in premenopausa ad alto rischio, l’assunzione regolare della soia ha diminuito in modo significativo l’insorgenza tumorale. Una metanalisi di molti studi clinici su donne in postmenopausa con cancro alla mammella, sia estrogeno positive che negative, e donne a rischio, non ha rivelato effetti negativi sulla densità del tessuto fibroghiandolare dopo un anno di assunzione di soia. D’altronde, la soia è uno degli alimenti che gli oncologi sconsigliano alle donne con tumore al seno in terapia anti-tumorale. Allo stesso tempo però, in Asia, dove la dieta è ricca di questo vegetale, le donne si ammalano di tumore al seno cinque volte meno che in occidente. È il “paradosso della genisteina”, come è stato definito da Leena Hilakivi-Clarke, docente di Oncologia del Georgetown Lombardi Comprehensive Cancer Center, che ha pubblicato la possibile soluzione su Clinical Cancer Research.
La genisteina è un  un composto chimico di origine vegetale che agisce a sua volta sui recettori umani ed animali di estrogeni ed è presente in grande quantità nella soia, che potrebbe avere un ruolo chiave. Da tempo, infatti, le ricerche hanno dimostrato come un regolare consumo di soia contribuisca ad abbassare il rischio di cancro al seno e come possa migliorare la risposta al tamoxifene, che agisce impedendo agli estrogeni di legarsi ai recettori. Secondo i risultati dello studio sul paradosso, per gli animali che consumano soia nel corso della vita il rischio di recidiva con tamoxifene è del 7%, mentre è il 33% per coloro che cominciano ad assumere la soia solo dopo la comparsa del tumore. Il paradosso sembra quindi spiegato con una questione di tempistica, sebbene resti ora da verificare se questi risultati valgono anche per gli esseri umani.

Cosa fare dunque con la soia? Il professor Franco Berrino a me ha consigliato un consumo molto moderato.

 

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