All’Hangar Bicocca le installazioni di Cildo Meireles

Através

Mentre ancora fino al 4 maggio prosegue nello shed dell’Hangar Bicocca la mostra ILIOKATAKINIOMUMASTILOPSARODIMAKOPIOTITA di Micol Assaël, Vicente Todolí nelle navate di via Chiese cura e mette in mostra fino al 20 luglio dodici installazioni dell’artista Cildo Meireles, ideate dal 1970 a oggi. Apre la mostra Cruzeiro do Sul, un cubo di 9 millimetri in pino e quercia, legni sacri per gli indigeni d’America. Piccino al punto che non lo abbiamo nemmeno notato. Soprattutto davanti all’immensità delle altre opere in mostra. C’è l’acquario Através che subito fa abboccare il visitatore tirato a camminare su vetri rotti per rompere barriere e ostacoli mobili e percorsi in filo spinato. Schermi a zanzariera, tralicci, sbarre e tendine non possono servire a mantenere l’equilibrio di uomini che camminano su pezzi di vetro con una luna di cellophan al centro e dei fuochi alle spalle mentre ballano e ballano, e suonano suonano, i frammenti. Come le radio sintonizzate su canali diversi che parlano diversamente e sono impilate per arrivare al cielo. È la torre di Babele eretta dall’artista brasiliano. Attraverso il sipario di rete leggera Eureka/Blindhotland si entra in un box pieno di palle, come quelli dove si lasciano i bambini a giocare. Ma qui è l’adulto a immergersi in palle di gomma bianca, solo alla vista identiche l’una con l’altra, al peso tutte diverse. Amerikkka alla forma sferica gommosa sostituisce quella ovale lignea di un pavimento minacciato da un cielo proiettile. Superati questo cielo periglioso e quello inviolabile di Babel, si ritoccano terra e mare. La terra con Atlas, che fotografa il Socle du monde, piedistallo per il mondo messo in Danimarca da Piero Manzoni, su cui Meireles si mette a testa in giù, ribaltando di nuovo la prospettiva del nostro artista concettuale ora in mostra a Palazzo Reale e caricandosi il peso del mondo sulle spalle, anzi sulla testa. Para Pedro si raggiunge attraverso un vicolo di ghiaia cieco su 5 schermi che proiettano diverse texture.
Il profumo del mare si respira alla luce di Abajur, una lampada gigantesca ruotata da marinai vestiti di bianco al timone di un meccanismo che fa navigare velieri e volare gabbiani (guarda il video). Da un pontile, Marulho mostra un mare di libri aperti su immagini del mare, che ondeggiano sotto gli occhi del visitatore. Le ultime installazioni in mostra giocano invece con il contrasto e la sinestesia: Entrevendo invita a entrare in un imbuto di legno di oltre otto metri ventilato da una fonte di calore che scioglie i cubetti di ghiaccio (uno salato, l’altro dolce) offerti all’ingresso: e la sinestesia diventa concreta. Cinza oppone due ambienti contigui e differenti, uno nero carbone, l’altro bianco gesso. Olvido denuncia il colonialismo dell’America Latina, le cui vittime sacrificali in nome del denaro, sono evocate da 3 tonnellate di ossa di bue e protette da un cerchio (simbolo sacro degli Indiani d’America) composto da 70mila candele.

 

Potrebbero interessarti anche...

3 Risposte

  1. 5 aprile 2014

    […] fare nel weekend a Milano? Niente. Palazzo Reale e l’Hangar Bicocca offrono l’opportunità di conoscere due artisti d’eccellenza, ma per farlo c’è tempo fino […]

  2. 6 aprile 2014

    […] to do this weekend in Milan? Nothing. The Royal Palace and the Hangar Bicocca offer the opportunity to meet two artists of excellence, but there is time to do it until the […]

  3. 21 aprile 2014

    […] in coda per vedere le mostre in corso a Palazzo Reale; camminare in e tra le 12 installazioni di Cildo Meireles all’Hangar Bicocca. A Milano, anche quest’anno si celebra in piazza sant’Angelo, dinnanzi alla chiesa, la […]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *