La natività nella storia dell’arte

rachele

Com’è rappresentata la  natività nel corso della storia dell’arte? Quando questa funzionava da bibbia dei poveri i quali, essendo analfabeti in maggioranza, non potevano far altro che “leggere” le immagini, la madonna del mondo bizantino era la Teotokos-colei che ha generato. Le facce della madonna sono oblunghe, o a forma di pera, e luccicano nell’oro della tessera musiva. Spesso hanno occhi negli occhi, oppure guardano fissi noi che li guardiamo. In santa Sofia a Costantinopoli, la madre tocca amorevole il piedino al figlio, segnando un’iconografia ricorrente nei secoli a venire. Nel duomo di Orvieto, Gentile da Fabriano sceglie lo stesso atelier per vestire madre e figlio rispettivamente di azzurro e d’oro. Poi nel Rinascimento, la Madonna diventa bellissima, tra tutte quelle del Bellini e di Raffaello farebbero innamorare chiunque, tutti gli artisti si impegnano poi a rappresentare Annunciazioni, quelle del Beato Angelico sono le più mistiche. Piero della Francesca, altro mistico dell’arte, apre il sipario con due angeli e mostra la Madonna del parto che, incinta, con un braccio tiene il peso facendo leva sulla schiena, con l’altra mano tocca il piccolo in grembo. La Madonna del parto era iconografia già diffusa nella Toscana trecentesca. In Lombardia, a Castelseprio, nel Varesotto c’è una chiesa sconsacrata sperduta in un boschetto. Si tratta di Santa Maria foris portas, il cui ciclo di affreschi venne riportato alla luce il 7 maggio 1944 da Gian Piero Bognetti:

lo stupore doloroso di ritrovare la chiesa in quell’abbandono desolato doveva precedere di appena pochi istanti il tutto diverso stupore per la vista di quei frammenti di affreschi, così inclassificabili nello schema della pittura lombarda; e un loro rapido esame; e la scoperta, sullo zoccolo, di quei graffiti in caratteri capitali ed onciali, che, fuori da ogni dubbio stilistico, denunciavano un’opera anteriore al Mille”.

In realtà ci sono tratti caratteristici lombardi nel gusto per il particolare realistico tipico dell’arte lombarda come quella Madonna gravida, quasi accecata dall’aureola, e stremata dal viaggio sul somaro, si sdraia. La Madonna coricata si vede soltanto nell’iconografia della morte della Vergine. Il grande portatore di umanità Caravaggio sceglie per le sue Madonne il volto della prostituta Annuccia. E su su fino a Pier Paolo Pasolini che a Maria presta il volto di Silvana Mangano.  L’umanità di Maria è messa in forte rilievo dalla Madonna Poldi Pezzoli di Andrea Mantegna con gli occhi abbassati tristi e malinconici perché quasi presaghi della tragedia del figlio. Nel mondo contemporaneo, Maria è così umanizzata da diventare oggetto della satira della Smorfia. E la Madonna ricalcata su Giotto nel suo Sogno all’interno del Decameron di Pier Paolo Pasolini. L’altro sogno che ritrae una Madonna meravigliosa stavolta in canzone è l’Annunciazione del Sogno di Fabrizio De Andrè. Quanto è carnale e terrena quella madre bambina tentata e sedotta da un angelo o da un demonio?

Per me oggi, 25 dicembre 2017 la Natività è raffigurata dalla Spappy, che sicuramente Madonna non è, che ha dato alla luce Rachele, che non sarà certamente il Messia. Ma l’iconografia anche tra noi comuni mortali è sempre la stessa, quella di una mamma che stringe sua figlia.

 

 

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