Fuorisalone: zona Tortona vista per noi

Zona Tortona
Zona Tortona

Lo hanno visto per noi Elena e Marco, non soltanto perché il Fuorisalone ci esce dagli occhi a furia di occuparcene per lavoro, ma anche perché lo sguardo di altri può cogliere quello che un’altra bocca può raccontare, unendo così sensi e senso, punti e spunti di vista differenti. La zona di Tortona oramai non stuzzica più il nostro interesse, anzi ci tiene a debita distanza da lei. Ma è qui che è nato il Fuorisalone e le mamme, anche se noiose, non devono essere trascurate, seppure noi preferiamo fare amicizia con i suoi figli più spontanei e underground, come Ventura-Lambrate. E in ogni caso scendere alla stazione di Porta Genova nelle giornate della Design Week significa immettersi nell’originario e vitale centro del Fuorisalone. Dal lato opposto, rondini di plastica finalmente colorano il naviglio (ci segnalano Ale e Andrea), le stesse che avrebbero dovuto sfiorare la superficie delle acque più zozze di Milano domenica 6 aprile, in occasione del Naviglio acqua festival, e che invece non hanno potuto spiccare il volo tra i fiori delle bancarelle profumate.  Le vie Savona e Tortona, raccordate dalla rotonda di Bergognone su cui cade una pioggia di fibra ottica, immettono in colori, illuminotecnica e forme originali che alludono a creature del mondo animale e geometrie ispirate all’arte. Gufi e papere si riempiono le pance di luci che trasformano in lampade quelli che sembrano meri soprammobili, recuperando la funzionalità caratterizzante l’oggetto di design. Al contrario di articoli in esposizione che antepongono forme accattivanti, a qualsiasi praticità d’uso. A denunciare la violenza fatta alle regole base del design, sono le stesse opere che persino usano gli strumenti dell’ipnosi per nascondere l’apartheid fatta. Dentro campane di vetro germogliano pianticelle led, che difficilmente potranno illuminare l’ambiente, ma sicuramente possono impreziosirlo. Come le lettere di legno che traducono nel significato e nel significante Love di Robert Indiana, dove la o di Amore non è rotolata, ma schiacciata dal peso delle altre lettere di una parola così piena di significato da esserne ormai priva.

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