La morale del Racconto dei racconti

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Se Mia madre di Moretti è per formula vincente non si cambia, Matteo Garrone non si ripete mai, nemmeno e soprattutto con il suo ultimo Il racconto dei racconti, tratto, checché tutti ne dicano, da Lo cunto de li cunti, ovvero lo trattenemiento de peccerille, scritto da Giambattista Basile. E già perché è bastato leggere Tale of tales che la stampa italiana ha ben pensato e ovunque sostenuto che il film si ispirasse a un libro inglese. E invece no: malgrado Il racconto dei racconti sia una coproduzione francese, inglese, italiana e conti un cast internazionale, il soggetto è napoletano verace. Si tratta, infatti, di una raccolta di fiabe pubblicate postume fra il 1634 e il 1636 a Napoli. Il regista anche co-sceneggiatore e co-produttore, si allontana dalle sue prime opere, pure dalla più conosciuta Gomorra, per esplorare il genere fantasy. Eppure non perde niente, anzi! Il tema dell’amore morboso di Primo amore diventa amore filiale (La regina), l’ossessione inconsueta si rivolge a una pulce sempre più obesa (La pulce) o, come ne L’imbalsamatore, c’è il desiderio impossibile… di tornare giovani (Le due vecchie). Qual è la morale delle favole? Il personaggio di potere, quando ottiene l’impossibile, dovrà pagarlo caro.

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Una risposta

  1. 29 gennaio 2018

    […] Anche l’acqua qui scotta perché ghiaccia ed è ghiacciante: siamo nella gola di Alcantara: l’acqua è ghiacciata e congela al punto che, per percorrerla, occorre indossare calzoni di gomma, che la corrente  avvolgerà violenta sulla pelle. Sotto le acque del fiume, Matteo Garrone nasconde il mostro marino del primo dei suoi Racconto dei racconti. […]

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