Purgatorio: Siracusa e le sue vergini

A Siracusa, dove mi trovo in vacanza, è stato esposto il simulacro di santa Lucia. Tra tutte le sante martiri la mia preferita. Tutta colpa del Cossa che ha strappato gli occhi alla vergine siracusana per farli risbocciare in un tenero germoglio che tiene tra le dita.

Francesco del Cossa, santa Lucia

Francesco del Cossa, santa Lucia

Il simulacro della terra natale conta 1200 chili di argento e oro: come non vederlo? Poi è custodito in una delle cattedrali più belle del mondo: il Duomo di Siracusa, l’unico inglobato nell’antico tempio greco dedicato a Minerva, la dea della saggezza che lascia il titolo nella riqualificazione cattolica alla Madonna. Sì, perché, come erano soliti fare i cattolici, anche in questo caso strapparono ai pagani i monumenti e le opere più belle appropriandosene e convertendoli. A Roma sormontano le più belle colonne tortili con la croce, il mausoleo di Adriano diventa Castel sant’Angelo, residenza estiva papale.

E così le mura laterali del duomo siracusano sono chiuse da una parete in pietra calcarea stretta tra colonne doriche scanalate, una delle quali porta la grossa rottura del terremoto che colpì la regione nel 1693. Le scosse degli altri sismi mai ferirono la città.

Michelangelo_Caravaggio- seppellimento santa

Le sante sicule non fanno mai belle fini: Lucia credevo fosse stata martirizzata con lo strappo degli occhi, invece venne decapitata, peggiore sorte toccò ad Agata, patrona di Catania, che per aver rifiutato un ricco amore, o meglio ossessione, ebbe amputati i seni, a soli 15 anni. Insomma, la Sicilia santa è femmina e mutilata. Sarà l’arte e riconsegnare loro una bellezza inaudita. In Emilia, il Cossa, appunto, grazie e quel germoglio tenerissimo, a Siracusa orafi e il Caravaggio a Lucia che qui fu infilzata al collo. Michelangelo Merisi le dà degna sepoltura. Lei è riversa a terra esanime con il collo bucato. Intorno tutti commossi. Il più commosso e commovente di tutti è il vescovo che le conferisce l’estrema unzione. Anche i becchini, che sono degli omoni in primo piano, servono da quinte alla morte tremenda che si apre sulla scena. Livida, terrificante, che tutto toglie. Non c’è vita nel quadro se non nel dolore. È tutta la sant’Orsola esposta fino a pochi giorni fa alle Gallerie d’Italia di Milano. Sorella gemella o la stessa modella, come era solito fare il Caravaggio? Stesso, indubbiamente, è l’accoramento delle martiri, tolte loro malgrado alla vita che tanto doveva loro piacere.

Antonello da Messina, Annunciazione in Palazzo Bellomo

È tutta qui la grandezza del Merisi che rende tanto terreno l’ultraterreno. Poco prima di santa Lucia ho visto l’Annunciazione di Antonello da Messina a palazzo Bellomo. Qui il sovrumano c’è tutto in una Madonna bellissima, timida davanti a quell’arcangelo che si è presentato a casa sua mentre il marito è lontano e il suo horto conclusus, simbolo di verginità, minacciato da un’Annunciazione stupefacente. E quindi il pittore siculo, cerca di preservarla separando i due amanti del sensualissimo Sogno di Maria di Fabrizio de Andrè con una colonna di duro non superabile marmo.

 

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Una risposta

  1. 30 Gennaio 2019

    […] i minori (o meglio i  più negletti) – non dimenticò nelle sue Vite, per esempio, di citare i ferraresi e gli emiliani che negli stessi anni dei grandi maestri del Rinascimento ne proponevano uno tutto loro con […]

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