I grassi idrogenati:cosa sono e quali danni provocano

In natura nemmeno esistono perché i grassi idrogenati, altrimenti detti grassi trans, sono creati chimicamente dalle industrie alimentari. Negli Stati Uniti, dal 2006, esiste l’obbligo di indicare sull’etichetta alimentare la presenza di grassi idrogenati. In Italia, dove il consumo è di molto minore, solo da poco ci si è adeguati con l’introduzione del Regolamento UE 1169/11. Si trovano spesso nei prodotti dell’industria dolciaria, negli alimenti da forno, nei surgelati e nel cibo liofilizzato. La margarina e la panna vegetale sono i grassi idrogenati più conosciuti, ma è meglio preferire loro burro e panna da pasticceria, anzi, meglio non consumarne affatto. Perché i grassi idrogenati sono sostanze che subiscono modificazioni strutturali importanti. Non sono nutrienti essenziali per l’uomo che significa che il nostro organismo non ne ha bisogno. In particolare, si ottengono tramite processi di idrogenazione, che consiste nella saturazione parziale degli acidi grassi polinsaturi (oli di tipo vegetale), sfruttando temperature molto elevate, che vanno da 120 a 210 gradi. Come catalizzatore si ricorre a nichel, platino o rame. Questi grassi sono costituiti da doppi legami di carbonio che, mediante tale processo chimico, sono ridotti a legami semplici. In questo modo aumenta il numero degli atomi di idrogeno, producendo tutta una serie di vantaggi a livello industriale, come l’aumento dei livelli della saturazione e quindi della solidità del prodotto, della sua maggiore durata di conservazione, e dell’ammortizzamento dei costi. D’altro canto, i danni per la salute sono numerosi. L’acido grasso passa dalla conformazione cis a trans, il che significa che cambia anche il loro comportamento e metabolismo all’interno del corpo. L’utilizzo del nichel come catalizzatore comporta una sua minima presenza nell’alimento. Questo potrebbe rivelarsi pericoloso per chi è allergico a tale sostanza. Senza considerare che il nichel di per sé non è un amico del nostro organismo. Alcuni studi hanno, inoltre, evidenziato una modificazione della risposta immunitaria. Sembra, infatti, che questi grassi vadano a influire persino sulla capacità di permeabilità delle membrane. Questo va a favorire l’ingresso di elementi patogeni e aumenta quindi il rischio di tumore. Infine un consumo eccessivo può provocare danni al fegato e obesità. Si è visto che i grassi trans aumentano il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari. Infatti, diminuiscono i livelli di colesterolo buono (HDL) mentre aumentano quelli del colesterolo cattivo (LDL). Hanno effetti negativi anche sul cervello, che i grassi idrogenati impoveriscono di omega-3. Il cervello è ricco di grassi e colesterolo. L’acido grasso di cui il cervello è più ricco è il DHA, omega-3 contenuto abbondantemente in frutta secca a guscio, nell’olio extra vergine di oliva e, seppure in quantità minori, nelle verdure. Più DHA è presente nel cervello, migliore è il grado di apprendimento, memoria e intelligenza. L’enzima che trasforma gli omega-3 vegetali in DHA si chiama delta 6 desaturasi e contribuisce ad accumulare nel cervello EPA e DHA. I grassi idrogenati impoveriscono il cervello di DHA, bloccando la delta 6 desaturasi. La quale è minacciata anche dai grassi saturi che,pure provocano danni a cuore e cervello, ma in misura minore rispetto a quelli idrogenati.
Per aumentare i livelli di EPA E DHA nel cervello, è utile mangiare pesce e grassi e oli di pesce Omega-3.

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