Addio a Michela Murgia

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Pur essendo una morte annunciata, la scomparsa di Michela Murgia a soli 51 anni, lascia profondamente addolorati. Perché Michela Murgia era una grande intelligenza che mancherà al nostro paese, che ne è sempre più privo. Perché è una gran donna che ha sempre sostenuto la difesa del genere. Perché è un’eccellente scrittrice. Anche davanti a morte certa non ha pensato a se stessa, come farebbe ogni specie vivente che mira all’autoconservazione della specie, ma ha preferito mandare a tutti noi insegnamenti e condividere pensieri forieri di speranza, come costruirsi una famiglia queer in punto di morte e una casa, quasi a sfidare la malattia che se le avesse tolto tutto, avrebbe dovuto farlo completamente, senza lasciarle il rimpianto di vivere come il sistema impone e non come lei voleva. Perché non l’ho mai vista senza il suo sorriso sincero, pure quando ci ha insegnato a leggere il cancro non come un mostro innominabile, ma come una parte di noi che pian piano ci rode da dentro, ma che non deve mai farci smettere di fare progetti per il futuro, anche se fragilissimo. Perché è una scrittrice che non morirà sempiterna attraverso le sue opere, su tutte quella Accabadora che dava pietosa e pia una buona morte a chi soffriva le pene dell’inferno in punto di morte.

Lei sola può ricordarsi come merita:

Non ho paura di morire. Ho cinquant’anni, ma ho vissuto dieci vite. Ho fatto cose che la stragrande maggioranza delle persone non fa in una vita intera. Cose che non sapevo neppure di desiderare.
Ho ricordi preziosi.
Ricordatemi come vi pare. Non ho mai pensato di mostrarmi diversa da come sono per compiacere qualcuno. Anche a quelli che mi odiano credo di essere stata utile, per autodefinirsi. Me ne andrò piena di ricordi. Mi ritengo molto fortunata. Ho incontrato un sacco di persone meravigliose. Non è vero che il mondo è brutto; dipende da quale mondo ti fai”.
Michela Murgia (1972-2023)



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