Il cielo non c’è sopra il lettino

poveracrista

La prospettiva. Appena ci penso, mi viene in mente il Cristo morto di Andrea Mantegna, conservato alla Pinacoteca di Brera. È un quadro di non eccessive dimensioni (68X81 cm) che costringono la carne della Trinità in una prospettiva impossibile. È trattata, infatti, in modo anticanonico così da mettere in mostra le ferite della Passione.

Andrea Mantegna, Cristo morto, tempera su tela. H 68 cm × L 81 cm. Alla pinacoteca di Brera di Milano.

Andrea Mantegna, Cristo morto, tempera su tela. H 68 cm × L 81 cm. Alla pinacoteca di Brera di Milano.

La figura risulta fortemente ridotta in altezza, avendo collocato il punto di fuga così in alto da essere al di fuori dei margini del dipinto e al di sopra del punto di visione dello spettatore. Che vede i piedi del Cristo enormi rispetto alla testa, un torace eccessivamente gonfiato dai liquidi mortali, braccia allungate a mostrare i buchi sui palmi. Il corpo schiacciato muore su un letto freddo di marmo, su cui affacciano tre prefiche (le tre marie?) che piangono il defunto da occhi contriti, arrossati e rugosi e bocche le cui contorsioni sono fermate in smorfie di dolore.

Per mostrare l’espressività del crudo realismo della parte sinistra, Mantegna cambia il punto di fuga che si allinea all’altezza dell’occhio dello spettatore. Schiacciati sul muro di fondo un cuscino marmoreo e l’olio dell’unzione. Noi e le marie abbiamo davanti agli occhi questo scorcio, ma Cristo cosa vede? Niente, è morto…

Passiamo al medesimo soggetto dipinto da Hans Holbein il Giovane, che ho recentemente visto dal vivo al Kunstmuseum di Basilea

quel quadro potrebbe anche far perdere la fede a qualcuno

fa dire Fëdor Dostoevskij al principe Myškin ne L’idiota, come ad AlimentarMente

Holbein-Cristo morto

Hans Holbein il Giovane, Cristo morto, olio su tavola. H 30,5 cm × L 200 cm. Al Kunstmuseum di Basilea.

Lo spettatore si trova davanti al cadavere di un uomo, nessun dubbio può insinuare che siamo a cospetto del figlio di Dio. Il realismo nordico è ateo e depone Cristo nella tomba claustrofobicamente lunga e alta appena da contenere il pizzetto del defunto, anch’esso in rigor mortis. Il livore ha ingrigito volto, mani e piedi, che sembrano dipinti da Egon Schiele. Resiste al colore della morte solo il torace ossuto e piagato all’altezza del costato, l’ombelico dell’immacolata concezione pure pare ferita. La bocca vanamente prova a incamerare aria, ma insecchisce, le narici si aprono per tentare la stessa impresa, solo fallibile. Gli occhi si sciolgono a mandorla e cercano in alto la resurrezione, che non c’è. Resta il soffitto freddo della tomba.

Malgrado Holbein si serva di un distaccato realismo, chi guarda è trascinato dentro al quadro, il respiro gli si affanna partecipe, il terrore della morte lo fa tremare.
E io… Io penso alla lavatrice.

La lavatrice

Chiudere porte e finestre per isolarla nell’ambiente dove sta… Non permetterle di far arrivare il suo borbottio alle orecchie. Lento poi veloce, per tornare lentissimo e di nuovo velocissimo. L’acqua scorre al centro del macchinario come l’alcol sballotta nello stomaco, quando hai bevuto troppo. Prima getta cattivi odori e alla fine profumi… Chimici. Nel complesso di condomìni dove abito, quando l’afosissima estate milanese ti obbliga a spalancare le finestre per sopravvivere, io la sento. Sento quella di uno del palazzo di fronte. Lo odio. Non so chi sia o lo supplicherei di chiudere le porte di casa quando la fa funzionare. Ci litigherei. Soprattutto oggi che la lavatrice la detesto più di ieri… Non solo perché il caldo è alle porte e con lui le finestre iniziano a essere aperte, la colpa è anche del lettino, quello delle visite mediche.

I controlli post operatori l’asportazione di un tumore al cervello ti sdraiano ogni tre mesi per il follow-up oncologico, ossia per mettere in atto quei controlli necessari a tenere a bada se ci sono sviluppi del tumore primitivo, lo stadio in cui si trova, le condizioni generali del paziente.

In particolare, i medici impiegano diversi strumenti utili a capire se la testa funziona, ognuno dei quali prevede una sorta di rigor mortis, strettamente necessario al fine di dettagliare perfettamente la zona a rischio di riammalarsi.

Si tratta di tac, risonanza magnetica con e senza contrasto e, per non lasciare niente al caso, perfusione e centratura.

Cos’è la tac

La tomografia computerizzata (T.C. o T.A.C.) è un esame diagnostico che utilizza i raggi X uguali a quelli che si usano per fare le radiografie. I raggi X ruotano intorno alla testa, ottenendo diverse immagini anatomiche dell’interno. Per avviare il ciclo, la testa del paziente viene inserita dentro un grande oblò e parte il “lavaggio del cervello”. Ricordate di togliere tutti gli oggetti metallici, o potrebbe guastarsi qualcosa.

Cos’è la risonanza magnetica

La Risonanza Magnetica (RM o RMN ) è un esame diagnostico che non utilizza raggi X, ma campi magnetici e onde di radiofrequenza (simili a quelle delle radio), ottenendo immagini anatomiche dell’interno della testa o del corpo. Tali immagini sono apparentemente simili a quelle della TAC, ma danno informazioni diverse poiché sono ottenute con un sistema completamente differente. Mentre la TAC non può essere eseguita soltanto sulle donne in stato di gravidanza, la risonanza non può farla chi è portatore di pacemaker cardiaco, clip vascolari ferromagnetiche, catetere Swan-Ganz, elettrodi endocorporei, dispositivi elettromeccanici non rimovibili, protesi del cristallino con punti ferromagnetici intraoculari, corpi estranei ferromagnetici in sedi vitali o vicini a vasi sanguigni, occhi, ecc, alcuni impianti e protesi acustiche interne.

Preparatevi all’esame, ricordandovi di non indossare oggetti metallici di alcun tipo (anche nelle scarpe), togliendo protesi dentarie mobili. Non truccatevi, in quanto cosmetici con polveri ferromagnetiche possono produrre immagini non corrette. E soprattutto preparatevi a sopportare il rumore della lavatrice… Urlante e diretto nelle orecchie.

Ma questo è niente… Se avete dichiarato pregresse reazioni allergiche e dovete fare il mezzo di contrasto (gadolinio), è bene vi atteniate alla profilassi allergica della classe di rischio assegnata dal medico curante. Preparatevi a scolare un cocktail di farmaci (composto da cortisone, antistaminico e inutile gastroprotettore) che vi distruggerà lo stomaco per almeno una settimana.

Un suggerimento: mangiate poco nei giorni successivi all’iniezione del mezzo di contrasto e bevete zuppe di miso con cipollotti freschi. Il miso è, infatti, una fonte importante di enzimi che stimolano la digestione di proteine, grassi e carboidrati, oltre ad arricchire la flora batterica di lattobacilli.

Tenete gli occhi chiusi, ma durante la vostra immobilizzazione, cercate al centro dell’oblò uno specchietto sottile che riflette la postazione dei tecnici al di là del vetro, i macchinari che utilizzano e, prima che il sistema parti, spiate anche i medici lì nell’angolo ad assistervi e guardarvi dentro. A cercare cosa c’è nella vostra testa… Nella mia, con gli occhi puntati sullo specchio c’è Michelangelo Pistoletto e la sua moltiplicazione delle percezioni.

pistolettoconpistola

Michelangelo Pistoletto con pistola…

Per non pensare al rumore insopportabile e cercare di non muovermi, ogni volta cerco di disegnare sui referti i Cristo morto sopra descritti… Può sembrare di cattivo auspicio o gusto, invece aiuta a non sentire e ad andare oltre agli ultrasuoni che vi spareranno a raffica contro la testa. Che nella risonanza successiva, quella ai fini della centratura, vi verrà bloccata con apposita maschera: la claustrofobia qui diventa insopportabile come se il Cristo di Holbein vi bloccasse a lui in stato di morte apparente per il rimbambimento dei farmaci e del contrasto, ma voi risorgerete presto grazie alla durata decisamente inferiore rispetto a quella della risonanza magnetica con contrasto in cui, come il Cristo del Mantegna dovete invece a lungo rimanere bloccati senza nulla che vi aiuti a farlo, tenere gli occhi chiusi, non deglutire. Amen.

Da quando seguo il follow-up, qualsiasi lettino su cui mi sdraio per una visita mi evoca immagini d’arte… A dire il vero, l’allusività è una mia tipica malata forma mentis. Ad agopuntura, le stanzine che reticolano lo spazio mi ricordano l’architettura di un alveare con le sue camere pronte ad accogliere chi si è stancato della medicina chimica che stomaco e reni ti supplicano di tenere lontana. O, per rimanere allegri, colombaie di epoca romana.

D’altronde, la posizione dei “puntati” è la stessa di quella mantegnana, nonostante la bocca respiri rilassata e gli occhi possano essere lasciati aperti. Non per mirare il cielo, nuvoloso o terso sopra di me quando percorro il naviglio della Martesana per tentare di arrivare a piedi in tempo e in vano alla seduta sdraiata, bensì pannelli modulari bianchi di compensato che volteggiano in alto. Tu in basso, inchiodata al lettino da aghi lunghi e sottili, ad occhi aperti li trasformi in pezze di cotone quadrate accumulate a comporre un Achrome di Piero Manzoni… Meglio che non vedere più niente.

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2 Risposte

  1. 25 agosto 2014

    […] mi è toccata. Più precisamente vengo sottoposta tutti i giorni a tomoterapia: una gigantesca lavatrice luminosa, che integra un sistema TC per il controllo e il riposizionamento automatico del paziente, […]

  2. 23 settembre 2014

    […] il passare degli anni, presta i propri tratti anche per L’eroe morto, una rivisitazione del Cristo del Mantegna e della prospettiva. I ritratti di signora da un lato sorridono al visitatore, […]

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