Oms riduce al 5% la dose di zucchero. Lorenzin dice no

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Se Iarc vieta al quinto punto del Codice europeo anticancro l’uso di bevande zuccherate, l’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) rilancia e raccomanda che gli zuccheri dovrebbero costituire meno del 5% del consumo totale di energia al giorno. Percentuale pari a circa 25 grammi (circa 6 cucchiaini di zucchero) al giorno per un adulto di normale indice di massa corporea. Addio coca cola che di zucchero ne contiene 10 cucchiaini, così tanti che per evitare la nausea conseguente a una tale eccessiva dolcezza, utilizza l’acido fosforico, conferente alla bevanda un pH di circa 2,4 punti. I limiti suggeriti sull’assunzione di zuccheri nel progetto guida si applicano a tutti i monosaccaridi (come il glucosio, il fruttosio) e disaccaridi (come saccarosio o zucchero da tavola) che sono aggiunti agli alimenti dal fabbricante, il cuoco o il consumatore, nonché zuccheri che sono naturalmente presenti nel miele, sciroppi, succhi di frutta e concentrati di frutta. Gran parte degli zuccheri consumati oggi sono “nascosti” in alimenti trasformati, che di solito non sono visti come dolci. Per esempio, 1 cucchiaio di ketchup contiene circa 4 grammi (ossia 1 cucchiaino) di zuccheri. Una sola lattina di soda dolcificata con zucchero contiene fino a 40 grammi (circa 10 cucchiaini di zucchero). E qui Beatrice Lorenzin, ministro della Salute pubblica, o meglio delle lobby, ha detto no alle raccomandazioni dell’Oms. Va bene non sapere che whole grains non si traduce con riso, ma respingere il suggerimento di un soggetto di diritto internazionale in quanto Beatrice Lorenzin lo ritiene “senza base scientifica” dovrebbe far richiedere a gran voce le dimissioni del ministro.
Che lo zucchero – chiamato dall’Oms “nuovo tabacco” – faccia male e sia collegabile a diverse patologie lo sanno anche i bambini, alle prese con le carie dentali, i ragazzi sempre in lotta con l’obesità, adulti e anziani con problemi cardiovascolari o diabete. E lo sa bene chi ha fatto una pet, esame che rende eclatante quanto il cancro si nutra di glucosio: iniettato, il cancro ne “mangia” 20 volte di più rispetto alle cellule sane. Insomma, lo sanno tutti, tranne il ministro della Salute italiano.

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5 Risposte

  1. Davide scrive:

    Una lattina di coca cola, 10g di zucchero, «così tanti che per evitare la nausea conseguente a una tale eccessiva dolcezza, utilizza l’acido fosforico, conferente alla bevanda un pH di circa 2,4 punti.»

    Agghiacciante!
    Quanto zucchero contiene una brioche alla marmellata?

  2. Nadia scrive:

    Una lattina di Coca-cola (500ml) ne contiene 54 di grammi di zucchero!
    “Va bene non sapere che whole grains non si traduce con riso, ma respingere il suggerimento di un soggetto di diritto internazionale in quanto Beatrice Lorenzin lo ritiene “senza base scientifica” dovrebbe far richiedere a gran voce le dimissioni del ministro.” — GRAZIE per questo commento! La base scientifica esiste e in abbondanza… basta leggerla!

  1. 3 dicembre 2014

    […] raccomanda il consumo quotidiano di non più di 6 cucchiaini di zucchero. Il cambio di dieta anche nei più tenaci viene messo in crisi davanti alla riduzione – noi […]

  2. 19 dicembre 2014

    […] Dicevamo che il cesto natalizio ce lo facciamo noi, così da non farci fregare e rifilare poco salutari prodotti industriali. Prendiamo il panettone, immancabile dessert natalizio a Milano. Qui la situazione si complica perché quelli industriali sono il peggio del peggio. Primo punto per non farsi fregare, inutile a dirsi, controllare bene l’etichetta. Se alcuni degli ingredienti indicati non li conoscete, o cercate di informarvi in merito, o meglio lasciarli sullo scaffale. E attenzione anche ai panettoni vegani spesso e volentieri preparati con grassi trans e idrogenati e zucchero in dosi industriali per indorare la pillola amara, ossia materie prime di scarsa qualità. Se proprio non potete fare a meno del panettone, compratene uno artigianale, badando bene a mangiarne soltanto una fettina-bomba calorica, per rientrare nelle dosi raccomandate dall’Oms. […]

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