Come si cambia… la dieta?

alimentazione trasparente

Amando tutto ciò che è poco saporito non mi sono posta il problema del cambio della dieta, quando mi è stato chiesto il passaggio dal dottor Franco Berrino. Tuttavia sempre più gente mi domanda attraverso AlimentarMente, e non solo, come si può cambiare così profondamente le proprie abitudini alimentari. Allora mi spoglio della veste di blogger, esco dalla prima persona, e cerco di darvi qualche consiglio illuminato da molte letture in merito e da una approfondita ricerca di informazioni. Anche perché è importante sottolineare che seguire le raccomandazioni del codice europeo anticancro comporta un cambio di dieta da eseguirsi con estrema gradualità onde evitare controindicazioni fastidiose, essendo la nostra consueta dieta quotidiana fortemente in contrasto con quella dettata dal quinto punto del codice. Ma soprattutto in quanto, come vale per qualsiasi altra dieta, raggiunto il peso forma, si abbandona. E così non vale: la dieta di mantenimento consiste nel mantenere lo stesso regime per tutta la vita. Non si riesce a dirlo in amore, figurarsi a una dieta che chiede di sacrificare i piaceri della vita, cui siamo abituati. Ma quanto è noioso l’amarsi per abitudine?
Innanzitutto bisogna riuscire a disassuefarsi dallo zucchero. Un passo che rappresenta sicuramente uno dei problemi più difficili da affrontare perché lo zucchero crea una vera e propria dipendenza. Pensate ai bambini e alle nostre colazioni con cappuccino e brioche o biscotti. Gli zuccheri assunti appena svegli alzano subito l’indice glicemico. I bambini, in particolare, sono caricati di un’energia che non appena scema, sprofonda nella deconcentrazione e ci spinge a consumare altro zucchero. Come se fossimo in preda a una crisi d’astinenza: zucchero chiama zucchero. Quindi proviamo gradualmente a mangiare amaro. Fumo, cocaina, eroina vi fanno schifo e le etichettate come droghe, non lo zucchero perché è ovunque, indorando la pillola, infatti, riesce a rendere buono quello che non è. In più funziona come conservante. Zucchero & co, perché oltre ai dolcificanti, bisogna tenere le distanze anche da alimenti per diabetici e succo d’agave, contenenti i polimeri del fruttosio, così come quello che soltanto all’apparenza può sembrarci un frutto della natura. Per esempio la stevia, 200 volte più dolce dello zucchero. Infatti naturale non significa necessariamente salutare… Voi inghiottireste la cicuta? Io no, grazie. Fermo restando che il traguardo deve comunque rimanere la totale eliminazione di zuccheri e affini dall’alimentazione quotidiana, qualora proprio dello zucchero non riusciate a farne a meno, possiamo, nel momento del passaggio, dolcificare con uvetta sultanina (lavatela bene, in quanto per conservarla è coperta da oli cui le etichette spesso e volentieri non segnalano la natura), frutta secca e fresca, succhi di frutta limpidi senza aggiunta di zuccheri, o con dei malti che alzano la glicemia, ma non contengono fruttosio. Soltanto a seguito di un’intensa attività fisica, capace di eliminare qualsiasi traccia di zucchero dal nostro organismo possiamo assumere, per esempio, miele. E chi caffè e cappuccio li beve soltanto con lo zucchero? Sciogliete un cucchiaino di malto d’orzo o di riso, oppure preparate il cappuccino con latte di miglio o di riso integrale, oppure mischiando latte di soia e latte di mandorle. Al momento dell’acquisto, controllate bene che le bevande di cereali o di legumi e frutta siano derivate dal chicco integrale e non contengano zuccheri aggiunti. E ricordate che nella maggioranza dei casi il miglio è definito decorticato. Ma questo non significa che non possiate consumarlo perché raffinato: infatti, questo cereale viene normalmente privato per essere edibile del sottile strato non commestibile che lo caratterizza esternamente. Se non foste sicuri o abbiate difficoltà a trovare il latte di cereale integrale, preparatevelo da soli.

Il latte di cereali

Lavare bene il cereale integrale (sia riso, miglio, o avena), sporco per natura, e per ogni tazza di cereale aggiungete 10 tazze di acqua e un pizzico di sale. Fate cuocere a fuoco lento per almeno due ore, preferibilmente in pentola di ghisa e su spargifiamma. A fine cottura, filtrate con un colino a fori sottilissimi in bottiglie di vetro. Agitare bene prima dell’uso.

Beviamo oppure del caffè di cereali o un buon tè, chiaramente, non quello in bustine.
E al posto di brioche e biscotti? Se a colazione vi piace il salato, preferite dell’oat porridge, della farinata di ceci oppure del muesli preparato da voi, scegliendo i prodotti che maggiormente vi piacciono.

All’ora di pranzo

Il passaggio all’integrale e al consumo di proteine preferibilmente vegetali deve avvenire in modo ancora più graduale per non avere spiacevoli inconvenienti. È fondamentale masticare molto bene e a lungo così da non assorbire aria e dare il tempo all’intestino di adattarsi ai nuovi alimenti. Anche quando assumiamo legumi, per evitare simili effetti collaterali spiacevoli, è consigliabile metterli in ammollo con alga kombu. Cuocete i legumi con la stessa, ma non mangiatela in quanto assorbe la tossicità dei baccelli! Devono essere cotti ma non disfatti e salati non eccessivamente sempre a fine cottura. Oppure provate soprattutto all’inizio a mangiare lenticchie rosse decorticate, buonissime, di facile preparazione e digeribilità. Al posto del pane bianco si possono scegliere gallette di riso integrale oppure pane integrale meglio se lievitato con la pasta acida. Attenzione a quello in vendita nelle panetterie, nella maggioranza dei casi un “falso d’autore”, composto di farina bianca “macchiata” da una manciata di crusca. E non si può nemmeno controbattere perché per la legge è tutto regolare!
Il guaio è che se il cambiamento non è di massa, il nuovo regime alimentare nei ristoranti ce lo possiamo dimenticare. Significa che non possiamo passare la nostra pausa pranzo fuori ufficio? O vi portate il pranzo al sacco da casa, confidando in belle giornate di sole per consumarlo al parco o in qualche pittoresco e tranquillo scorcio della città, oppure al ristorante ordinate pasta italiana di grano duro, le cui caratteristiche ci permettono di sceglierla preferendo condirla con verdure o alle vongole, ma non tutti i mezzogiorni. Servitevi, invece, abbondantemente di verdure ed evitate sempre pane e grissini.

Nel pomeriggio

Rappresentano una gustosa e sana merenda la frutta sia secca che fresca, pur facendo attenzione a non mangiarne in quantità eccessive. Il consiglio è di assumere per esempio quattro mandorle al giorno (non di più se volete riuscire a sedervi anche sulle sedute più dure, senza dolorare) o un frullato preparato con latte di soia e frutta di stagione. Ricordate di preferire per la frutta fresca quella locale e di stagione.
Tenersi alla larga non soltanto da tutte le bevande zuccherate, ma anche dagli alcolici, come puntualizza il sesto pilastro del codice europeo anticancro:

Se consumate bevande alcoliche, di qualunque tipo, limitatene la quantità.
● per la prevenzione del cancro è meglio non bere alcol.

È dunque vietato l’aperitivo? Sì, a meno che non sia decisamente alternativo, a base di tisane o succhi di frutta senza zuccheri aggiunti e non vi abbuffiate di buffet “tentatori” e assolutamente pro cancro. Buona ricerca, qualche locale esiste! A Milano, posso darvi qualche dritta, altrimenti aspettiamo le vostre segnalazioni che potete inviarci alla mail di redazione, che valuteremo se mettere a disposizione dei nostri lettori.
C’è un altro aspetto interessante da prendere in considerazione: con il cambio di dieta si torna a cucinare, a mettere attenzione e amore in quello che prepariamo, non aprendo una busta di puzzolente risotto liofilizzato o scimmiottando cucine che sono diventate show.
Insomma il cambiamento richiede fatica, si sa, e anche un aumento dei costi, perché purtroppo fino a che l’industria alimentare sarà la prescelta, i prodotti della natura li pagheremo caramente. Può sembrare assurdo che un prodotto non raffinato e quindi depauperato da una serie di passaggi e costi consequenziali di produzione sia così caro. Eppure pensate a quanto ha combinato la mosca olearia ai raccolti biologici degli uliveti umbri di quest’anno. È l’altra faccia della genuinità. E comunque investire nel cibo quanto magari spendiamo in fumo o alcolici il guadagno indubbiamente c’è.
Da giornalista mi spiace spesso chiudere i miei pezzi lunghi ril arrendo dall’inizio, come a chiudere il cerchio e quindi torno alla mia esperienza personale, e ai modi della blogger, proponendovi un semplice pensiero: la dieta non ti salva da un invasato che ti investe per strada, ma magari dal diabete o dal cancro sì. E io sono dell’opinione che la carretta che ospita il mio cervello malato è meglio tenerla in buono stato il più a lungo possibile, magari evitando di riempirla di cose che non sono tanto adatte. Mettere benzina in un’auto fatta per andare a diesel non è una buona idea.

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12 Risposte

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