Come scelgo il panettone?

panettone artigianale

Dicevamo che il cesto natalizio ce lo facciamo noi, così da non farci fregare e rifilare poco salutari prodotti industriali. Prendiamo il panettone, immancabile dessert natalizio a Milano. Qui la situazione si complica perché quelli industriali sono il peggio del peggio.
Primo punto per non farsi fregare, inutile a dirsi, controllare bene l’etichetta. Se alcuni degli ingredienti indicati non li conoscete, o cercate di informarvi in merito, o meglio lasciarli sullo scaffale. E attenzione anche ai panettoni vegani spesso e volentieri preparati con grassi trans e idrogenati e zucchero in dosi industriali per indorare la pillola amara, ossia materie prime di scarsa qualità. Se proprio non potete fare a meno del panettone, compratene uno artigianale, badando bene a mangiarne soltanto una fettina-bomba calorica, per rientrare nelle dosi raccomandate dall’Oms.

Diffidate anche dalla scritta “prodotto da forno” in quanto c’è un disciplinare per cui il panettone artigianale deve contenere obbligatoriamente il 4% di tuorlo, 20% di frutta con canditi, burro d’azzeramento, uova fresche, lievito madre. La normativa ministeriale del 22 luglio 2005, adottata congiuntamente dagli allora ministero delle Attività produttive e ministero delle Politiche agricole e forestali, ha stabilito con precisione caratteristiche e composizione di questi prodotti artigianali.
E, oltre agli ingredienti obbligatori, il decreto stabilisce che il produttore ne può aggiungere di facoltativi (anch’essi indicati dalla legge) i quali dovranno però essere dichiarati in etichetta, indicandone la relativa percentuale d’impiego. Se poi si tratta di versioni “speciali e arricchite” (vale a dire con farciture, glassature o decorazioni) dovranno ad ogni modo contenere almeno il 50% dell’impasto base.

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Una risposta

  1. 2 gennaio 2015

    […] capodanno organizzati in locali o simili siano truffe per brindare in compagnia con pessimi cenoni, panettoni e spumanti a cifre esorbitanti. E alla mezzanotte bum buuuum buuuuuuum, trenino, un po’ di Carrà […]

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