La la land, sugarfull

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I musical li detesto, fatta eccezione per Rocky horror picture show, ma vogliamo mettere? Ed è così che Lui mi obbliga avedere La la land. Vista la mia magnanimità, accetto. Poi – dice Lui – c’è Emma Stone, che è bellissima. E facciamolo contento, assecondiamo pure il teenager, e andiamo a vederlo. Già da fuori della sala, sento musiche da darsela a gambe. Che poi perché uno per bere un cappuccino deve smuovere il traffico di tutta Los Angeles a suon di danza e canto? E tutti a cantare e ballare. Ma soprattutto perché tanta contentezza a essere bloccati nel traffico? Non ci siamo proprio. Ha vinto un sacco di premi. Appunto: altro indicatore di invalidità del prodotto. Dice il sommo poeta con la camicia di seta Freak Antoni “largo all’avanguardia, pubblico di merda, tu gli dai la stessa storia tanto lui non c’ha memoria[…]compran tutti i cantautori come fanno i rematori quando voglion fare i cori che profumano di fiori”.
Emma Stone è Mia e sta gran figa non è. Per me una donna bella di giorno, di pomeriggio, di notte, da giovane e anche da anziana, è Catherine Deneuve, certo non Emma Stone che poi non sa nemmeno recitare se non abbuffandoci di faccine insopportabili. E non piace soltanto a me come recita, anche nel film fa tanti provini, ma per 5 anni non ne supera uno. Lei si innamora del jazzista fallito Sebastian e del jazz ed è tutto miele e zucchero che a me fa pure male e poi tutti i cliché di una storia d’amore travagliata dalle difficoltà economiche ci vengono propinate in musica.  Tutte fino alla frase più insopportabile e ipocrita esistente: “ti amerò per sempre”. A questo punto anche la montagna di zucchero sino a qui innalzata crolla. C’è così tanto zucchero che mancano soltanto i confetti, anzi ci sono anche quelli perché non soltanto La la land addolcisce l’udito e il pensiero, ma anche edulcora la vista con colori tutti pastello. Dopo due ore di musica insopportabile, – e oltrettutto di musica questo musical non capisce niente, dal jazz che, essendo un mistero assoluto per tutto il casting, è raccontato tramite luoghi comuni anche anacronistici fino ai  testi delle musiche più commerciali, in cui il cantautoriato è un mistero – finalmente La la land finisce e il pubblico nella sala del cinema applaude. “Pubblico di merda”…

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Una risposta

  1. 31 gennaio 2017

    […] da Cristina d’Avena. Lo stesso vale per la letteratura e il cinema. Prendiamo il film del momento La la land, un orrore. A pranzo avevo visto in tv Pulp fiction, dopo cena mi è toccato questo strazio. È che […]

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