L’Italia prende l’arte e la cultura e le mette da parte

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Alimentare la mente parrebbe pratica non diffusa in Italia. Il cosiddetto Bel Paese, secondo gli ultimi dati Istat disponibili e risalenti al 2015, poco sfrutta il proprio prestigio culturale. Il mondo italiano dei libri , considerando gli editori piccoli, medi e grandi, ha infatti venduto a editori esteri i diritti per ristampare 973 libri italiani ma ha comprato dall’estero i diritti per ristampare in italiano 10.327 opere. A fare man bassa dei titoli stranieri sono gli editori grandi. Ma anche i piccoli editori non scherzano. Sono riusciti a vendere all’estero i diritti per 26 opere ma ne hanno comprati per 256. La terra del Divino Poeta è abitata dal popolo che legge meno, e questo si sa. Siamo anche il popolo che spende meno in manifestazioni culturali, ma siamo anche il popolo che non riesce a far fruttare l’inestimabile patrimonio di intelligenza, creatività, storia che gli appartiene e che solo lui possiede. Anche i giornali chiudono lasciandoci come principale fonte di informazione la televisione, ossia rumore. Pier Paolo Pasolini, in un articolo apparso nel dicembre 1973 sul “Corriere della Sera”, intitolato Sfida ai dirigenti della televisione” ebbe una nefasta preveggenza:

Il fascismo, voglio ripeterlo, non è stato sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l’anima del popolo italiano: il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e di informazione (specie, appunto, la televisione), non solo l’ha scalfita, ma l’ha lacerata, violata, bruttata per sempre”.

 

La televisione e il suo trash rappresentano già ai suoi esordi il fallimento culturale della società contemporanea. Oggi i programmi televisivi più visti sono quanto di peggio esiste. Ne dà un’esemplificativa descrizione Marco Travaglio alle Iene quando reagisce all’annuncio del figlio di andare al Grande fratello Vip.

I dati dell’Istat riferiti al 2015 (ultimi dati disponibili) sono stati elaborati dal sito Truenumbers.it e non sono gli unici a dare un’immagine della cultura italiana viva ma in crisi di fatturato. Soltanto lo 0,7% del pil, un quarto dell’Ungheria (che ha la quota più elevata di spese per tempo libero, cultura e religione), metà della Francia, siamo terzultimi in Europa, pari merito con Regno Unito e Irlanda.
E con l’arte come siamo messi? Quest’estate abbiamo fatto la figuraccia della mostra a Taormina. A proposito, sapete che ci sono due Taormina in Sicilia? C’è quella del festival di Battiato, della via dello shopping ricco e firmato, e il rione della favelas in provincia di Messina, edificato tra gli anni ’20 e ’30 del XX secolo come casette provvisorie per i terremotati del 1908, e dopo un secolo dal cataclisma ancora una bruttura edilizia. Che nella nostra ex-Magna Grecia è un must: è terrificante la valle dei templi che ha per sfondo l’abuso edilizio agrigentino. E risalendo lo stivale che dire di Ercolano? Guardandola dalla costa ci si chiede qual è la città sepolta sotto la lava del Vesuvio che la sotterrò nel 79 d.C. e qual è la nuova. Dietro il Vesuvio a ricordare le nostre bellezze naturali, ma anche le catastrofi che ci colpiscono.

Ercolano-Scavi

E il palco mostro a coprire il foro romano per mettere in scena uno spettacolo fantasma sul divo Nerone? L’elenco è interminabile, quindi, metto qui il punto. Sulle vestigia dell’Impero romano che ricordano un passato maestoso e oggi totalmente lordato.
Anche alla dieta mediterranea nel novembre 2010 dichiarata patrimonio dell’umanità è stata tolta dalle tavole per preferirle fast food e chef stellati che non sanno nemmeno cosa sia la dieta mediterranea, ma amano stelline, forchettine ea cappelli da chef. Ma le considerazioni che hanno fatto entrare la dieta mediterranea nell’Unesco, nemmeno l’avranno mai letta, io qui la riporto:

La Dieta Mediterranea è molto più che un semplice alimento. Essa promuove l’interazione sociale, poiché il pasto in comune è alla base dei costumi sociali e delle festività condivise da una data comunità, e ha dato luogo a un notevole corpus di conoscenze, canzoni, massime, racconti e leggende. La dieta si fonda nel rispetto per il territorio e la biodiversità, e garantisce la conservazione e lo sviluppo delle attività tradizionali e dei mestieri collegati alla pesca e all’agricoltura nelle comunità del Mediterraneo”.

Ovviamente in un Paese con poca cultura non soltanto si legge poco, ma anche poco si segue la Dieta mediterranea, che rimane un modo di mangiare “da sfigati”. Essa, invece, promuove l’interazione sociale, poiché il pasto in comune è alla base dei costumi sociali e delle festività condivise da una data comunità, e ha dato luogo a un notevole corpus di conoscenze, canzoni, massime, racconti e leggende. La Dieta si fonda nel rispetto per il territorio e la biodiversità, e garantisce la conservazione e lo sviluppo delle attività tradizionali e dei mestieri collegati alla pesca e all’agricoltura nelle comunità del Mediterraneo.

Huffingtonpost ha cercato una difesa della nostra penisola in extremis, puntando sui dati cinema: “Su una sole voce il nostro Paese supera la media europea: il cinema. Il 53% degli italiani ci è andato almeno una volta nell’ultimo anno contro il 52 della media europea”.  Il dato non è indicativo: cosa sono andati a vedere?Vacanze di Natale, Smetto quando voglio, Lala Land, che, insomma, ha vinto l’oscar?  Oppure per errore Il cliente, a lume di smartphone? Certo nessuno ha visto  I, Daniel blake.
Cultura è anche musica. Sorvoliamo sull’opera, di cui vantiamo i migliori protagonisti. Ma posso capire non a tutti piaccia, anche perché tanto  cara. L’orchestra Verdi, cui sono stata abbonata per molti anni, quest’anno ha scelto di finanziare l’attività culturale attraverso la vendita di quote di patrimonio.

Ma veniamo a musica attuale: ho avuto un’accesa discussione di recente perché ascoltavo Milestones di Gino Paoli e uno che si crede un dio della batteria mi ha rimproverato dicendo che stavo ascoltando musica per vecchi. Per lui il massimo è jAx. Tu impara a scrivere Il cielo in una stanza o a suonare come Enrico Rava e poi ne riparliamo.

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