Storie pazzesche dall’Argentina

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Sicuramente non è facile da pronunciare il nome del regista di Storie pazzesche Damián Szifron, ma da qui a utilizzare quello del produttore ben più noto Pedro Almodovar ce ne passa. Di sicuro indicizza meglio e attira maggiormente l’attenzione il nome del regista spagnolo, ma diamo a Damián quel che è di Damián, perché gli spetta tutto.

lei-pazzescaLe storie pazzesche sono sei e sono… pazzesche! Quale ti è piaciuta di più? Ci chiediamo all’uscita. In difficoltà con la risposta. Allora vi raccontiamo i commenti di quelli seduti al cinema attorno a noi alcuni inerenti, altri no, ma abbiamo detto pazzesche, quindi poco ci sarà di ragionevole anche in quello che scriveremo.
“Dicono che piove e invece ci stanno pisciando in testa”, ci introduce al film questo commento a una pubblicità che definiscono “progresso” del governo italiano. Chissà cosa avrebbe detto della pubblicità l’antieroe/eroe antigovernativo  Bombetta con la macchina più rimossa della storia argentina. Per la serie: di me non farà mai un cavaliere del lavoro, io sono d’un’altra razza, son bombarolo.
Chi cazz tuorn’, deficient, chittini fuott da’ gomma?” La vicina di poltrona di Lui ammonisce il pilota della telenovela dalla durata più breve del Sud America.
E per finire il commento sull’ultima storia tutto mio: l’unico matrimonio cui pagherei per essere invitata.

lui-pazzesco“Ma sei sicura di non averlo lasciato a casa?”. Perdere qualcosa al cinema, cercarla una, due, tre volte. Non trovarla. Infastidire gli spettatori della proiezione successiva per trovare qualcosa che chiaramente non c’è. A volte la necessità del possesso delle cose avvelena. E a volte dimenticare uccide.
“Non è che ho paura di volare. È che non mi piace quando a guidare sono gli altri”. Se poi il biglietto aereo te l’hanno regalato degli sconosciuti ecco che rischi di diventare protagonista di coincidenze incredibili, nella storia in pole position per vincere la palma della follia nel racconto che introduce il film.
“Scommetto che è stato il maggiordomo”. No, meglio il giardiniere… è pure messicano.

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