Trainspotting 2, meglio guardare i treni

Questa mania dei sequel non riesco proprio a capirla. Se l’intenzione fosse replicare un successo, avrebbe un senso, altrimenti è masochismo. Dopo Smetto quando voglio, il bis lo offre Trainspotting 2. Il film cult degli anni Novanta è stato letteralmente demolito nel suo seguito, girato sempre da Danny Boyle a distanza di vent’anni. Se la morale del primo è che non c’è morale, il secondo la ribalta completamente affermando che prima di tutto ci sono gli amici, soltanto Begbie rimane completamente amorale, ma, per smorzare anche questo brutto carattere, viene introdotta la figura del suo alter ego: Frank Junior, uno sfigato fighetto. E quanta tristezza a vedere come sono invecchiati i protagonisti, ed anche il regista che non riesce a inserire le trovate registiche di un tempo. Anzi, proprio perché non sa che dire di nuovo, ripropone le vecchie : ci rinoltra nella camera tutta trenini di Renton, non con una carrellata verticale a figurare la caduta verso il basso, ma il movimento è orizzontale, come la stasi,  la scena di Spud che smerda casa dei suoceri diventa spruzzo di  sbocco sulla propria faccia, rompe le sequenze filmiche di scatto durante fughe e corse, persino resuscita la bambina morta perché abbandonata da sola mentre loro sono in fattanza. Anche Tommy viene riesumato perché agli amici è doveroso dare giusta memoria e la studentessa che aveva avuto una storia con Renton da sfacciata e vogliosa ragazza senza freni in abito di pallettes si trasforma in avvocatessa in abiti da bacchettona. E via con la colonna sonora che aveva contribuito a fissare nel mito Trainspotting, ed anche alcuni monologhi cercano di riproporre il primo sulle droghe, ma questi sono sulla scelta. Renton e Sik Boy cantano “non c’erano più cattollici”, ma Trainspotting2 sembra un film da educandi. Insomma, questo Trainspotting non  ha.

 

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