Livorno: asportato tumore al cervelletto grande come una pallina da tennis

Come vi ho già scritto, il tumore al cervello può formarsi in diversi sedi con conseguenze diverse. Quello al cervelletto si trova in una sede particolarmente delicata. Tuttavia, negli ultimi tempi, sono arrivate tante buone notizie sul tumore al cervello. E una degli scorsi giorni ha riguardato proprio il cervelletto. È successo all’ospedale in via Alfieri di Livorno, dove i primari hanno asportato chirurgicamente un tumore delle dimensioni di una pallina da tennis. Il tumore partiva dall’occhio destro e arrivava dietro la testa, fino alla base cranica, proprio sotto al cervelletto. Un diametro massimo di 6,5 centimetri e un’estensione che inglobava integralmente il terzo nervo cranico, che consente i movimenti oculari, l’apertura della palpebra e la dilatazione della pupilla, ma interessava in parte altri tre nervi cranici, tra cui quelli responsabili dei movimenti del volto, della deglutizione e dell’udito. La massa tumorale arrivava poi all’arteria basilare, attraverso cui comprimeva il tronco encefalico, struttura di collegamento tra il cervello e il midollo spinale, di fatto la centralina del nostro sistema nervoso. Il paziente cinquantenne costretto a convivere con questa massa soffriva di crisi epilettiche e nevralgia trigeminale, con improvvise, inspiegate e lancinanti crisi di dolore in alcune zone del volto, dall’occhio alla mandibola fino al mento e alla guancia. Consultati gli epilettologi, è stato scoperto l’enorme tumore, seppure ancora benigno, ma se si fosse evoluto, fatale. È stato operato da un’equipe multidisciplinare e di variegata provenienza, guidata dal primario Orazio Santonocito– il cui reparto è riconosciuto a livello internazionele -, di cui facevano parte anche Franco Trabalzini, direttore di Otorinolaringoiatria del Meyer di Firenze – dove il paziente si era rivolto per le crisi epilettiche, Flavio Giordano, responsabile della Neurochirurgia funzionale e dell’Epilessia del Meyer, oltreché il neurochirurgo livornese Francesco Pieri, sempre al fianco di Santonocito negli interventi più complessi, e gli anestesisti Maria Concetta Quartarone e Maria Domenica Cencioni. Dopo 10 ore di operazione, il paziente ha trascorso 5 giorni in rianimazione, poi in degenza per due settimane.

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *