Epilessia: male del demonio o mal di genio?

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Nel Medioevo fino agli inizi del Novecento si riteneva che l’epilettico fosse posseduto dal demonio. E i pregiudizi persistono tuttora. L’epilessia è una patologia che si manifesta per mezzo di crisi epilettiche, dovute a una iperattività delle cellule nervose (i neuroni) che producono una scarica elettrica anomala, e quindi la crisi. Esistono due tipi di epilessia: idiopatica e sintomatica. La prima si ha quando vi è familiarità, ossia quando in famiglia vi siano altri casi. La sintomatica si ha in seguito a eventi traumatici, quali un incidente stradale, un parto difficile e a rischio, che arrechino delle lesioni neurologiche alla corteccia cerebrale, qualora si sia sottoposti a interventi chirurgici al cervello. Ecco, è il mio caso: io le crisi epilettiche le ho avute. Loro sono state un’avvisaglia inascoltata (perché non riconosciute) che annunciava il mio tumore al cervello. E dopo che è stato asportato, si sono presentate due volte. E capisci perché gli epilettici erano creduti indemoniati. La realtà non c’è più, il corpo non è più sotto controllo, che viene invece preso dalle convulsioni che lo agitano con forza inaudita e irrefrenabile, i denti masticano la lingua che non riesce a emettere suoni, tantomeno a fermarsi. Poi tutto finisce nel giro di pochi minuti. Chi era con te è terrorizzato da quanto è successo sotto i suoi occhi. Non deve intervenire, se non per evitare che chi ha la crisi si faccia male. La lingua sanguina, il corpo, che si è mosso fuori controllo è tutto indolenzito e così sarà per i giorni a venire.

Fëdor Dostoevskij mise in bocca al mite principe Myškin del romanzo L’idiota una descrizione dell’epilessia molto più suggestiva, ma lui, che pure ne soffriva, è Fëdor Dostoevskij:

A un tratto, in mezzo alla tristezza, al buio e all’oppressione, il suo cervello sembrava accendersi di colpo, tendendo in un estremo impulso tutte le proprie energie vitali. In quell’attimo, che aveva la durata di un lampo, la sensazione della vita e il senso dell’autocoscienza sembravano decuplicare di forza. Il cuore e lo spirito si illuminavano di una luce straordinaria. Tutti i dubbi, tutte le ansie e le agitazioni sembravano quietarsi di colpo, si risolvevano in una calma suprema, piena di armonica e serena letizia, di speranza, di ragionevolezza e di penetrazione suprema.”

Lo scrittore la descrive come un’esperienza estatica, quasi mistica. D’altronde di epilessia hanno sofferto grandi pensatori e personaggi della storia. A pagina 25 dell’ultimo libro di Gianrico Carofiglio, Le tre del mattino, l’elenco fa impettire chi soffre delle crisi grazie a nomi come Aristotele, Pascal, Oscar Wilde, Edgar Allan Poe, Fëdor Dostoevskij, appunto, Henri-René-Albert-Guy de Maupassant, Flaubert, Socrate, Van Gogh, Endel,Giulio Cesare (o erano mini ictus?), e questi, solo per citarne alcuni. Tutti a mostrare un legame tra genio ed epilessia. Allora è un mal del demonio o un mal di genio? Affermava Cesare Lombroso nel 1924:

Solo gli epilettici possono abbracciare, come i folli morali ed i criminali, sotto una forma clinica eguale, una divergenza intellettuale enorme che va dal genio fino all’imbecillità”.

 

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Una risposta

  1. 11 marzo 2018

    […] è svenuto. Lo correggo e dico che ha le convulsioni, probabilmente è epilettico. Consiglio di non muoverlo, e far sfogare la crisi, mi dicono di mettergli qualcosa in bocca  per non fargli mordere la lingua. Mi sono informata […]

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