Lo smog causa il coronavirus: teoria da ‘Cecità’

In televisione scorre un servizio sui clerici che cercano metodi alternativi per diffondere la parola del Signore e costringere a pregare insieme al popolo. Ieri sera discutevo con mia sorella su chi sia stato il responsabile di questo contagio, io sto evitando di ascoltare la televisione in questi giorni se non le comunicazioni ufficiali, ma per niente e per nessun motivo ho ascoltato gli approfondimenti sul coronavirus, dal momento che non mi sembrano frutto di fonti serie al punto che le fonti non ci vengono nemmeno dette, chissà perché. Così sulle cause del contagio mi ha aggiornato mia sorella, riferendomi che all’inizio si è guardato ai pipistrelli, poi i pochi casi, registrati in America, hanno fatto pensare a un complotto degli americani. Ma no, i russi registrano ancora meno casi: saranno loro i crudeli untori? E a me è venuto in mente che avevo letto da qualche parte che non sono riuscita a recuperare che la storia è caratterizzata da periodiche epidemie per livellare la popolazione e le differenze sociali.
Si sa, l’impatto delle epidemie sull’economia mondiale è sempre catastrofico, viene spontaneo pensare che più gente muore più si contrae l’economia. Ma è vero anche il contrario, la scomparsa di milioni di persone può creare nuove opportunità per chi rimane in vita. E’ quello che in effetti è successo con la peste nel 14esimo secolo.
Secondo i dati riportati dalla Chiesa, la peste uccise un terzo della popolazione europea, la percentuale di mortalità si pensa fosse del 75%, quindi altissima. Storici e antropologi sostengono che una tale catastrofe cambiò il sistema economico perché venne a mancare l’abbondanza di lavoro. Chi aveva bisogno di braccianti, ad esempio, li doveva pagare invece di farli diventare servi della gleba perché la domanda di lavoro era inferiore all’offerta. Tutto ciò spinse anche la ricerca tecnologica per massimizzare la produttività della forza lavoro. Sebbene la peste finì ufficialmente nel 1353 come epidemia continentale, ricomparse in alcune zone dell’Europa fino al 1400, mantenendo la popolazione europea costante, e quindi l’offerta di lavoro bassa. Durante questo secolo di grandi cambiamenti demografici l’economia europea crebbe. I salari dei braccianti, che fino allo scoppio della peste erano stati costretti ad essere servi della gleba si raddoppiarono, i maggiori proventi si tradussero in un miglioramento in tutte le classi basse, mentre la contrazione della popolazione produsse un rapporto ottimale con le terre disponibili.
E se la Natura volesse soltanto farci capire che basta: dobbiamo cambiare rotta. E come castigo ci ha mandato il coronavirus. Che guarda caso ha colpito per primi i Paesi più inquinati del i vari continenti: la Cina in Asia, e la pianura Padana in Italia, che dall’inizio dell’anno ha superato i livelli consentiti di pm10: le zone rosse coincidono perfettamente. E lo ha fatto punendo, quasi per contrappasso, le vie respiratorie. Pure sadicamente facendosene beffa perché si è fatto sottostimare banale influenza, poi quando la mortalità è salita, si è alzato il livello del secondo termine di paragone alla polmonite. Certo è che serve la terapia intensiva nella maggioranza dei casi e mai nessun raffreddato è stato intubato per essere curato. Roberto Burioni è stato molto chiaro in tal senso da Fazio, una delle tante trasmissioni che in questo periodo si sono specializzate in salute ed epidemiologia. D’altronde l’ha fatto persino Barbara D’Urso e Chi l’ha visto? ha dedicato una puntata al tema. Avrà cercato disperatamente il paziente zero? Nicola Porro non ci ha potuto dare il suo approfondimento sulla situazione. Ma sarebbe stato tale o l’ennesimo elenco di regole cui attenersi? Ci si è persino ammalato. E nel mondo dello sport la lista è ancora più lunga, tanti atleti per cui il fiato è tutto. Nella FormulaUno, un membro del McLaren Racing Team si è dimostrato positivo al COVID-19, le gare sono sospese. Sembra quasi la vendetta di quel Dio crudele dell’Antico testamento. D’altronde, le parole pandemia e apocalisse abbondano sulla bocca di ogni sopravvissuto.

E poi il satellite Sentinel-5 dell’Esa, l’Agenzia spaziale europea, e della Commissione Europea, ci ha mostrato come nell’aria dell’Italia settentrionale l’inquinante biossido di azoto abbia ridotto la sua presenza fino quasi a dissolversi riducendosi ad un velo impercettibile. Questo gas fa parte della famiglia degli ossidi d’azoto presenti in varie dosi e generati dalla combustione dei combustibili fossili soprattutto dagli impianti di riscaldamento, motori dei veicoli, combustioni industriali, centrali di potenza. Noto è il suo effetto negativo sui polmoni e su chi ha problemi respiratori, aggravandoli. Per questo è in vigore il limite orario di 200 microgrammi per metrocubo; un limite da non superare più di 18 volte all’anno. In questi giorni, in cui sono state prese misure stringenti contro il covid-19, fino a quella più estrema di #restareacasa, la nube rossastra che caratterizza i rilevamenti di questo ossido, ora sembra quasi scomparsa. Lo stesso effetto era stato rilevato nei cieli della Cina dai satelliti della Nasa e dell’Esa agli inizi di marzo dove i livelli di biossido d’azoto erano scesi del trenta per cento.
A me la mia tesi pure astrusa e favolistica, pare indubbiamente più sensata di quelle complottistiche, o che puntano il dito contro i pipistrelli. Forse la mia è troppo influenzata dalla lettura di Cecità di Jose Saramago,  romanzo-metafora della nostra condizione umana, un viaggio nel traffico in cui il “mal bianco” contagia un intero Paese portandone  alla luce gli istinti più violenti e repressi: l’avidità, il ricatto, l’ipocrisia del potere, l’egoismo, l’indifferenza.

 

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