L’uovo nell’arte

Perché a Pasqua vogliamo tutti grandi e piccini l’uovo?
Le uova sono simbolo di rinascita e di resurrezione non solo per la tradizione cristiana ma anche in altre credenze religiose, sia contemporanee che antiche.

L’uovo sin dalle origini è simbolo di ricchezza e di fertilità, l’uovo rivestiva un ruolo centrale già nella vita degli etruschi e poi dei romani.
Considerato un alimento ben augurale apriva i pasti per il concetto di vita e di morte che racchiude.
Il proverbio oraziano Ab ovo usque ad mala, ossia Dall’uovo fino alle mele, stava proprio a indicare il riferimento ai pranzi romani, che appunto iniziavano con le uova e terminavano con la frutta, da cui il nostro Siamo alla frutta.

È frequente il rinvenimento di uova all’interno di contesti funerari, sia come offerta funebre, che come elemento del corredo, in particolar modo in epoca orientalizzante, il periodo di intenso contatto tra civiltà orientali e cultura etrusca, che va dalla seconda metá del VIII secolo a. C. all’inizio del VI secolo a.C.
Per realizzare delle decorazioni dipinte su tale tipo di oggetto gli etruschi importavano uova di struzzo dall’oriente. Le uova venivano svuotate mediante dei piccoli fori che permettevano al liquido di colare e successivamente venivano dipinte; la pittura veniva fissata alla superficie tramite l’applicazione di un mordente organico.
Uova decorate in questo modo sono state trovate in alcune tombe di Tarquinia, nelle quali sono stati trovati gusci di uova di uccello, come offerta al defunto, nel corso degli scavi effettuati tra anni ‘80 e primi anni 2000.
Nella necropoli della Polledrara è stato ritrovato un uovo di struzzo scolpito in bassorilievo con guerrieri in sfilata, datato VII secolo a.C., a Vulci. È gigantesco l’uovo di struzzo proveniente dalla Tomba a tholos di Poggio Pelliccia, oggi conservato al Museo Isidoro Falchi.
Antecedente è la tomba dell’uovo di Pulignano. Questo grande megalite a forma di uovo, di formazione naturale, risalirebbe addirittura al VI secolo, ma non avendo notizie certe, non mi spingo oltre.
Antipasto dei banchetti etruschi, veniva utilizzato anche come un amuleto dai contadini che lo tenevano in tasca durante la semina. Secondo la loro visione esoterica, il talismano avrebbe determinato ricchezza e buoni raccolti.
L’antica civiltà, infatti, ricollegava l’uovo alla pietra ovale che richiamava la Dea Madre simbolo di nascita.
L’uovo, considerato dai contadini come un amuleto, era da costoro portato in tasca durante la semina, creduto così foriero di ricchezza e buoni raccolti.
Il primo uovo della pittura compare in uno degli affreschi della Tomba degli Scudi risalente al 350 a.C., nella necropoli etrusca dei Monterozzi di Tarquinia: si vede un uomo regalare un uovo alla sua signora durante un banchetto.
Non soltanto nelle antiche civiltà del nostro territorio, l’uovo è presente in tante civiltà antiche, come quelle egizie, greche, persiane e cinesi; anche in Beozia è stata rinvenuta una terracotta ancora dai colori vivaci raffigurante il dio Dioniso che tiene in mano un galletto e un uovo, simboli della vita eterna.

Piero della Francesca, Pala dell’uovo,Pinacoteca di Brera,
Credit foto© Wikipedia .in copertina dettaglio dell’uovo pendente da Miguel Hermoso Cuesta – Own work, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=43730757


Da 5mila anni fa l’uovo non è più uscito dalla storia dell’arte, si pensi alla Pala dell’uovo realizzata da Piero della Francesca, il primo pittore delle forme,conservata alla Pinacoteca di Brera, è detta Pala dell’uovo (di struzzo) che pende dal catino absidale, di cui riproduce la forma il volto della Vergine.
Anche Vittore Carpaccio nell‘Apparizione dei crocifissi del monte Ararat nella chiesa di Sant’Antonio di Castello fa pendere uova dal cassettone ligneo in fondo alla navata centrale.

Vittore Carpaccio, Apparizione dei crocifissi del monte Ararat nella chiesa di Sant’Antonio di Castello, oggi all’Accademia di Venezia.

Persino l’irriverente arte di Piero Manzoni rende protagonista l’uovo in una performance indimenticabile per la storia dell’arte concettuale e tutta: Consumazione dell’arte dinamica del pubblico divorare l’arte che si svolse Il 21 luglio del 1960 alla Galleria Azimut di Milano. La performance consisteva in una vera e propria eucarestia del corpo dell’artista, che si identificava inequivocabilmente apponendo la propria impronta digitale su uova sode cotte in forno che il pubblico della galleria scelse se consumare o meno sul posto. Chi ne riconobbe la valenza artistica non le mangiò, come i coniugi mecenati Boschi – Di Stefano, il cui uovo sodo, dalla loro casa-museo è passato alla sua apertura al Museo del Novecento di Milano. Chi invece si nutriva del prodotto dell’artista avrebbe vissuto una sorta di comunione fisica con lui.

Piero Manzoni, Uovo con impronta,
Foto di Laura Cusmà Piccione


Non solo gli estremisti dell’arte contemporanea, anche un accademico come Adolfo Wildt faceva eseguire come prima scultura ai suoi allievi al primo anno dell’Accademia di Brera era un uovo in marmo.
Una forma nitida, pura e assoluta, realistica ed iperuranica insieme, costituiva un esercizio per perfezionare la tecnica ma anche sulla trasmissione dei valori necessari all’esercizio del mestiere di scultore. Soltanto dopo si poteva affrontare la copia dei gessi michelangioleschi.

Con la sua forma compiuta, la sua circonferenza liscia e infinita, la sua chiusura ermetica, la sua parete perfetta ma fragile, la sua onnipotenza che tuttavia non può nulla senza il calore di un corpo che lo cova, l’uovo pieno dell’invisibile verità delle origini e depositario degli atti del futuro, lo tengo nella mano senza osare stringerlo, perché lo svuoterei della sua identità se provassi ad aprirlo.
Se dovessi immaginare Dio, lo immaginerei come un uovo.
(Fabrizio Caramagna)

L‘uovo di Pasqua di cioccolato nasce alla corte di Luigi XIV, il re Sole, nei primi decenni del 1800: è opera del suo chocolatier di corte François Vatel. ideatore dei più sontuosi banchetti che si siano mai visti a Versailles. Le uova di cioccolato allora erano ripiene (non vuote con la sorpresa) venivano preparate sia in Francia che in Germania.

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