Via Padova è meglio di Milano

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“Via Padova qua via Padova di là, viale Padova di su, viale Padova di giù… no io la sera ho paura ad uscire con tutti questi stranieri, non se ne può più, sono più loro che noi. Io abito qui da 30 anni e negli ultimi ho proprio paura ad uscire”. Se è da 30 anni che abiti qui, dovresti sapere che no, non è un viale, ma una via, e, visto che ci abiti da 30 anni, è bene tu lo sappia. E carissimi di Tagadà, magari non intervistate un campione di residenti tutti della stessa età (minimo over 70) e tutti con il pensiero unico secondo cui la via è invivibile per colpa degli stranieri e io ho paura e la sera non esco. Non esci perché ti rincoglionisci davanti alla tv, a guardare Barbara d’Urso, non perché hai paura dello straniero. E se così fosse impara a conoscerlo per comprendere che lo straniero non è paura, ma ricchezza. Prova il piacere di odorare i cibi tradizionali che profumano la via e i condomini stracolmi di varietà e diversità meravigliosa. Ogni sera a cena prestiamo ascolto al balcone della vicina, dove si affaccia la cucina di questa bruna donna del Bangladesh. Ecco l’odore del curry: a breve starnutisce. E la sera c’è paura ad andare nei locali? Tranquilli, non vi troverete i latinos: loro si divertono nel parco della Martesana, portano tavoli e sedie da casa, chiacchierano, ballano le muchachas, i muchachos giocano a pallone. Che paura, sono tanti tutti insieme in un parco di notte. Saranno pericolosissimi? Bevono alcolici, e noi? Chiedi a un veneto cos’è l’astemia. E tu, vecchietto che si addormenta davanti alla d’Urso, combatti la paura e scendi al bar a bere un grappino con il rumeno che dicono essere un ladro di macchine, vedrai che ti offrirà lui da bere, perché è un galantuomo: non perde occasione per chiedermi se sto bene e aiutare mia mamma a portare l’acqua che pesa tanto e, se gli dici che ti hanno fregato la macchina, il giorno dopo la ritroverai. C’è il gitano che fabbrica le luci delle feste di via di tutta Milano. E i ragazzi più giovani? Si divertono il pomeriggio a fare le crew al parco, organizzatissimi con le casse e le divise… Oh mamma, che terrore! Ci sono le donne ucraine. sorellanza perché si riuniscono in spazi angusti a erigere comunità femminili davvero costituite da sorelle un po’ perché si somigliano tutte, e sono quasi tutte infermiere al loro paese di origine, badanti qui. Provate a uscirci anche soltanto una volta e a farvi raccontare di Cernobyl, rimarrete a bocca aperta al pensiero di cosa davvero può combinare l’uomo.
Io quella sera che è stato ucciso il filippino c’ero in via Padova: tornavo a casa dopo il cinema e ho visto una folla in zona Loreto, non ho notato niente però se non gente fuori a divertirsi proprio come me. Ma più colorata, se soltanto fosse possibile.

 

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3 Risposte

  1. 24 dicembre 2016

    […] a casa con gli amici. Sulla 56 c’era di tutto. Io con i compagni di scuola che tornavamo per via Padova con cartelle tutte gigantesche, ad eccezione della mia: una borsetta color verde con dentro […]

  2. 15 marzo 2017

    […] accompagnarmi da Lui in porta Romana, ha espresso un commento meraviglioso. Usciti dal cancello su via Padova, un’ambulanza raccatta un personaggio urlante, come i suoi amici, ancora in abiti da lavoro, […]

  3. 23 marzo 2018

    […] mi ribello a tutta questa porcheria, io che la strada dove abito l’ho sempre raccontata, difesa contro tutti ed elogiata nonostante tutto. Ora si crede che basti un ri-batezzo su D Repubblica per riqualificare […]

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