Il mio primo incontro con la meditazione

Se ho mollato lo yoga al primo tentativo, in realtà errato, avendo praticato quello dinamico che mi ha rasa al suolo – ma quest’estate ci riprovo – con la meditazione, nonostante un primo tentativo all’insegna dell’assurdo avrebbe potuto trattenermi dal ripetere l’esperienza, io non aspetto altro che riuscire a darmi alla meditazione. Perché davvero la mia anima è sollevata e riesco a mandarla in luoghi altri, al punto che quando so potrei farla, mi prendo prima l’antiepilettico per evitare crisi da alienazione.
Vi racconto la mia prima pratica della meditazione perché è stata affatto surreale.
Ero uscita da poco dal ricovero coatto seguito alla prima operazione chirurgica, necessaria per asportarmi il tumore. Mia sorella mi dice che non devo assolutamente tirarmi indietro davanti a una seduta di meditazione a Sesto San Giovanni. Per rendermela più ghiotta, ha precisato essere gratuita e in zona. Ha invitato anche Lui e altri amici sestesi. Se Lui è caduto nella trappola, gli amici sestesi se ne sono ben avveduti con la promessa che ci saremmo visti dopo al pub, anche perché mia sorella, in quel periodo era incinta ed era difficile deluderla. Dopo rimostranze a oltranza, io e Lui abbiamo accettato. Io avevo davvero un ostacolo, in quanto il giorno dopo dovevo fare la risonanza di controllo per realizzare la maschera di centratura necessaria per un’eventuale radioterapia. Ovviamente non posso che essere allergica a uno dei componenti del mezzo di contrasto e per questo il giorno prima di farla, devo sottopormi a una profilassi antiallergica che il peggiore dei tossici in grave crisi d’astinenza supplicherebbe per non dare la vena. Prendo un cocktail di cortisone e vari antistaminici e, visto i dolori addominali che mi impediscono per giorni di mangiare, ci unisco ampi dosi di gastroprotettori. In breve, sono strafatta, da non stare in piedi. Però lei è incinta ed è troppo difficile negarle qualcosa. Andiamo. Lei ha una pancia enorme, Lui è impettito che già sembra uno yoghino fatto a puntino. Io, invece sono soltanto fatta e ho una cicatrice in testa che va da orecchio a orecchio, attraversata da solchi che sprofondano nel cranio e protuberanze che paiono corna, e sono preoccupata perché alle 22 devo prendere un’altra dose di farmaci e devo togliere il promemoria sonoro perché siamo lì per meditare, tutto sta alla mia memoria, che fa pena. Invece, sarà lei puntuale, come sempre, a ricordare a me ritardataria cronica della dose. Non so perché ma ci sediamo in prima fila. Dall’altro lato i conduttori della meditazione e un gruppo forbito di meditabondi i quali, conoscendosi evidentemente molto bene, dovevano essere abituè. Poi i conduttori: un uomo che a vederlo, mi sembrava molle, senza scheletro portante, come quei pupazzi air-dancer che si muovono per l’aria che li riempie, forse perché indossava un tutone extralarge troppo grande rispetto al suo corpo minuto, forse perché i farmaci mi avevano già gettato in una fase di psichedelia acuta. Con lui, una donna anziana, credo una funzionaria della biblioteca dove si teneva l’incontro. A me pareva una vecchia strega chissà perché me la immaginavo come la gattara pazza dei Simpson, forse per i farmaci, oppure in quanto strillava forte parole incomprensibili con acuti insostenibili, ultrasuoni che anche povere bestiole avrebbero dovuto sopportare. Non lo so, ricordo che io meditavo e cercavo in ogni modo di concentrarmi per non ridere di questa scena da matti e imprecavo contro la sorella gravida. Inizia la meditazione. Lui tutto impettito, teso com’era aveva già raggiunto il nirvana, mia sorella si impegnava a incrociare le gambe sotto la pancia davvero troppo gigantesca per lei tanto magretta. E poi io con la mia vistosa cicatrice-cerchietto mal celata da una piccola cresta di capelli che ricrescono dritti a spazzola. Strafatta. Anche io incrocio le gambe per pregare che la tortura finisca presto e, invece, proprio come quando soffro in palestra, il tempo sembra non passi mai. Tuttavia, incredibilmente, nonostante tutte le assurdità che il conduttore air-dancer dice, riesco a controllarmi e a non ridere. All’uscita, Nirvana mi confessa che non guardava me e Cri per non ridere. Ce l’abbiamo fatta anche se io ammetto di essere esplosa due volte: la prima quando mentre ci guidava il tutone si piazza dietro di me per posare le mani sulla mia testa sfregiata e dire: “sentite che vi si riapre la fontanella”e io ho visto schizzare fuori le mie cellule impazzite e ho iniziato a ridere sotto lo sguardo inferocito della vecchia strega e del povero tutone air- dancer. Tutti i metidabondi mi odiano, i miei accompagnatori compresi. Allo scoccare delle 22, quando prendo il mio cocktail di farmaci spiego al conduttore la situazione e lui non commenta, mentre io mi concedo e cedo a una risata isterica. Per fortuna, poi lo strazio finisce. Non ricordo se poi siamo andati al pub, certo è che il giorno dopo vado in ospedale per fare la risonanza, e mi iniettano lo stesso cocktail in vena, mentre sono a digiuno da 24 ore, e io non capisco davvero più niente: la mia mente è cancellata. Eppure vedo un uomo camminare svelto tra le vetrate e ne riconosco i lineamenti del volto: è il conduttore della meditazione, che ha smesso il tutone bianco air-dancer per ingessarsi in un abito giacca e cravatta. Io, invece ho la faccia piena dei segni per la centratura e di gommini indicativi, pareva che avessi il terzo se non più occhi. Lo saluto ed è proprio lui sbigottito che si complimenta per averlo riconosciuto nonostante tutto.

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Una risposta

  1. 21 Marzo 2019

    […] l’esperienza con il tutone air-dancer, ho “meditato” con il cibo. Mi spiego meglio: ho iniziato a seguire un laboratorio di cucina […]

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