L’altro volto della speranza…vana

L’altro volto della speranza

Non riesco proprio a capire come si possa credere che il territorio dove nasciamo e cresciamo sia di nostra proprietà e, come tale, sia negato l’accesso a chi ha avuto la sventura di nascere in un altro luogo che non ti accoglie e fa crescere, ma stermina te, i tuoi cari, la propria bellezza. Eppure c’è chi lo crede e  nega di essere razzista, allora definite, per favore,  cos’è il razzismo. È questo il punto di partenza di L’altro volto della speranza di Aki Kaurismaki che ci racconta le peripezie di Kalhed arrivato in Finlandia dalla Siria dove ha perso sotto le bombe tutta la famiglia d’origine e nella fuga la sorella. La ritrova, ma in Finlandia lui non ci può stare. Quando collabora con la polizia dell’immigrazione, viene trattato come un delinquente: foto segnaletiche, prese altezza e impronte digitali.  Ma conosce quella che la sorella definisce “gente buona”, un gruppo grottesco di ristoratori che cercano di uscire dalla crisi economica, continuamente e sarcasticamente riadattandosi ai nuovi tempi. Lo aiutano, ma non c’è niente da fare. Anche la crisi non lascia possibilità di rimettersi in piedi.
Non siete razzisti? O sì che lo siete.

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