Sicilian ghost story: la mafia raccontata tra fiaba e realtà

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Sicilian ghost story dei registi palermitani Fabio Grassadonia e Antonio Piazza narra la storia di un primo amore controverso e osteggiato dai genitori di lei. La Sicilia passa attraverso i colori dei due piccoli amanti adolescenti: Luna tutta occhioni scuri e viso rotondo come la luna. Giuseppe pare  un discendente della casa sveva: l’occhio è azzurro opaco, il pallore è mortale, i capelli sono chiari. All’apparenza un siculo anomalo, in realtà tanti così ce ne sono. E la Sicilia è anche nei paesaggi non colti nella loro calura bruciante quasi africana, ma nella loro selvaticità. Il vento agita il mare e piano solleva l’humus sotto cui è un brulicare di insetti che paiono infernali. E la fitta foresta  spaventosa ancorata al suolo attraverso robuste radici nodose, presto mostri della quinta del sordo, ma non muta Luna. Gli antri sono umidi. Il paesaggio della Vergine delle rocce di Leonardo ridipinge quello di Giuseppe, faustamente legato all’umidità, alla nebbia, alla foschia. Se non fosse per questa, dalla cima dell’Etna si potrebbe vedere sino alla Calabria. C’è la Luna nel cielo a consolare Giuseppe. Sembra l’abbia dipinta Lorenzo Lotto per ricordare nel ritratto con un rebus Lucina Brembati, a Giuseppe l’amata. La luna, l’unico elemento che può ridare il senno a chi lo sta perdendo. Ghost annuncia invece la presenza di un fantasma che nessuno perseguita, ma è perseguitato, preannuncia più che altro una presenza che è assenza. Perché Giuseppe inspiegabilmente scomparirà dopo il suo primo bacio con la Luna. L’assenza è anche della parola perché non si deve sapere della scomparsa di Giuseppe che soltanto Luna grida con urla che vogliono abbattere alte e robuste mura del silenzio. Anche la natura è ostile, oltre agli insetti dell’humus ci sono cani tutt’altro che modelli di fedeltà all’uomo, lo sono piuttosto i cavalli. La civetta spia maligna e prefigura malaugurio. I topi muoiono per veleno. L’atmosfera è fiabesca, con nere madri streghe spietate: quella di Luna pare non avere anima, algida donna svizzera (chissà come ci è finita in Sicilia), la madre di  Giuseppe sottomessa all’omertà. Ma la favola nera che il film racconta è terribile perché confonde immaginario e realtà di continuo. Quando la realtà si scopre sogno, allora il sogno si sveglia per manifestarsi realtà, ma questa è troppo insopportabile e quindi si ritrasforma in visione. Spetta allo spettatore cercare di capirci qualcosa, guidato dalla regia inquietante di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza. Ma non è facile e soltanto sui titoli di coda quella che non può che essere una spettrale storia di fantasia troppo crudele per essere vera rivendica la sua verità: Giuseppe è Giuseppe di Matteo figlio del pentito Santino, detto Mezzanasca. Il figlio undicenne venne disciolto nell’acido dopo 779 giorni di prigionia, per ordine di Giovanni Brusca. Pochi, durante le celebrazioni per Giovanni Falcone e Paolo Borsellino hanno mandato un pensiero a questa innocente vittima di mafia. Forse la Luna della fantasia, sicuramente suo fratello Nicola.

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Una risposta

  1. 31 ottobre 2017

    […] uno dei tuoi soliti film di nicchia” che significa “è una garanzia” (vedi Accabadora e Sicilian ghost story). Comunque il trailer non lascia dubbi e, per un Hallowen da paura, ho visto anche It, che presto […]

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