L’inquinamento aumenta il rischio di tumore

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Dopo essere rientrata a Milano a seguito di quasi un mese di vacanza al mare in Sicilia, non appena ho messo piede fuori casa, mi sono resa conto che l’aria era irrespirabile, pesante e puzzolente. Una settimana nemmeno e mi sono presa la bronchite: maledetto sistema immunitario depresso! Ma la colpa è anche dell’inquinamento. «Noi non siamo solo quello che mangiamo, ma anche l’aria che respiriamo. E, di questi tempi, la nostra aria non gode di ottima salute!”, spiega il dottor Diego Serraino, direttore della SOC Epidemiologia Oncologica e del Registro Tumori del Friuli Venezia Giulia, IRCCS Centro di Riferimento Oncologico di Aviano. La preoccupazione coinvolge sia la popolazione che i sanitari responsabili della salute pubblica. Ma la soluzione è difficile poiché, continua l’epidemiologo: “sebbene prioritarie, le azioni tese a salvaguardia della salute devono forzatamente trovare un difficile equilibrio con altri aspetti cruciali della nostra organizzazione sociale, in primis le dinamiche occupazionali (la questione sociale), il rispetto dell’ambiente (la sostenibilità ambientale) e lo sviluppo tecnologico. La ricerca di questo equilibrio si inserisce in un complesso scenario caratterizzato da un aumento della sensibilità dell’opinione pubblica con frequenti segnalazioni di presunte aggregazioni di malattie in aree caratterizzate dalla presenza di sorgenti inquinanti, in particolare tra le persone che risiedono in prossimità di insediamenti industriali, inceneritori, strade statali e autostrade, porti e aeroporti”. Che l’inquinamento sia un fattore di rischio di gravi patologie è fuor di dubbio. Prosegue Serraino: “I numeri in tal senso, purtroppo, parlano chiaro: l’aria inquinata è in qualche modo coinvolta, direttamente o indirettamente, come concausa per la presenza di altri importanti fattori di rischio quali il fumo di sigarette o malattie già presenti,in circa 80-90mila delle 550mila morti che si registrano ogni anno nella popolazione italiana. Sono molte le malattie, soprattutto a carico dell’apparato respiratorio e cardiovascolare, che possono insorgere o in vicinanza a episodi di picchi di inquinamento (la cosiddetta “emergenza smog”) o anche dopo decenni, come conseguenza di esposizione prolungata all’inquinamento atmosferico. È per questo motivo che a pagarne più pesantemente le conseguenze sono i cittadini delle aree urbane o metropolitane, dove si concentrano più fonti di inquinamento atmosferico, dal traffico autoveicolare alle emissioni industriali, al riscaldamento domestico o alla contemporanea presenza di porti e aeroporti. Malattie respiratorie acute quali asma e bronchiti ricorrenti sono le più frequenti complicanze a breve termine dell’inquinamento atmosferico ma non rappresentano un pericolo immediato per la vita. Al contrario, invece, dell’infarto del miocardio che è una delle più frequenti morti causate dall’aria inquinata”. In Italia, esistono più di 40 siti di interesse nazionale per le bonifiche denominate SIN, ovvero aree in cui è stata registrata una contaminazione ambientale di tale rilevanza da indurre allarme sociale per chi vi abita.

Non a caso, per definizione l’OMS definisce i SIN come aree che ospitano, o hanno ospitato, attività antropiche che abbiano prodotto, o possano produrre, contaminazione del suolo, delle acque superficiali o di falda, dell’aria e della catena alimentare, la quale dia luogo, o possa dare luogo, a impatti sulla salute umana. E sulla corrispondenza tra tumore e inquinamento Serraino dichiara: “sull’effettiva corrispondenza fra inquinamento ambientale e sviluppo dei tumori, le evidenze raccolte permettono di considerare molto probabile, sebbene non ancora definitivamente accertata, l’associazione tra inquinamento atmosferico e aumentato rischio di carcinoma della vescica. Relativamente all’inquinamento atmosferico come causa accertata di carcinoma polmonare, un aumento consistente del rischio di tumori polmonari è stato documentato attraverso studi di coorte e caso – controllo su milioni di persone, tra cui molte migliaia di casi di persone con tumore del polmone, in tutti i continenti, ma soprattutto negli USA e in Europa inclusi studi di coorte in non fumatori. In Italia, lo studio ESCAPE, ha coinvolto le città di Roma e Torino, e la provincia di Varese con risultati del tutto sovrapponibili alle altre realtà europee”.

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