Mense vegane in asili e scuole: favorevoli e contrari

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Stanno per chiudere giardini d’infanzia e scuole, ma non c’è stato niente da fare: il mio nipotino è diventato onnivoro. Cosa peggiore è completamente zucchero-dipendente: a Pasqua ha staccato a due colombe tutta la crosta attratto dai granelloni di zucchero. Poi, come un posseduto, cioccolato a chili. E non si poteva fermare: irriconoscibile rispetto a quel pulcino che non voleva mangiare per nessun motivo il gelato, ma desiderava soltanto il cono. Ora è anche appassionato di cotoletta e visto che i figli so’ piezz’ e’ core, mia sorella e mia mamma che da più di trent’anni non toccano carne stanno là a impanare, per lo meno con il pan grattato integrale e friggere. Io no, mi rifiuto categoricamente. Cerco piuttosto di preparargli qualcuno dei miei finti dolci o di indirizzarlo sul cioccolato amaro e il caso non mi pare del tutto perduto! Ho sempre pensato che con i bambini non si debba essere troppo integralisti, ma sicuramente integrali e un po’ vegani sì. E mentre scrivevo il pezzo sula carne, mi sono imbattuta in Meno è meglio redatto da Greenpeace che proprio nelle pagine pubblica la foto di un bambino che con occhi disperati è costretto a mangiare un hamburger e mi sono venuta in mente in mensa dalle suore che mi obbligavano a mangiare controvoglia spezzatino, cotoletta o- per me il male peggiore – formaggio: anche per questo le detesto. Poi se non mangiavi tutto saltavi la ricreazione ed eri costretto a finire il piatto all’asilo. Immancabilmente io e mia sorella ci ritrovavamo lì con gli altri soliti noti a escogitare fughe dal cibo e dall’asilo. Per un po’ riducevo tutto in polpette che spiaccicavo e appiccicavo sotto il tavolo, poi tutto dentro le tasche del grembiule color verde-vomito e, alle elementari la scelta più pulita e onesta: contrabbandavo i miei pasti indigesti con il ciccione della classe che li accettava felice. E ho contribuito non poco a farlo ingrassare. Poi alcuni pomeriggi, ci trovavamo in palestra, perché lui doveva dimagrire, ma all’uscita si scofanava un rettangolo di focaccia unta grandezza lenzuolo a due piazze. Nello studio di Greenpeace si legge: “Un altro studio longitudinale sulla salute respiratoria, ha monitorato 57 bambini in età scolare a cui era stata diagnosticata l’asma, che vivevano in una zona rurale dello stato di Washington, negli Stati Uniti, dove era presente un numero elevato di grandi aziende agricole (caseifici e frutteti).140 Lo studio ha rilevato che l’aumento di PM2.5 ha portato nei bambini monitorati un peggioramento, nel breve termine, dei sintomi dell’asma (tra cui dispnea e veglia notturna). Questi studi illustrano come gli esseri umani possono subire ripercussioni negative dagli allevamenti, senza neppure consumare prodotti animali”.
E ancora al capitolo Una dieta salutare? Scrive: “Un’alimentazione vegana adeguatamente pianificata, in cui vengono consumati solo cibi vegetali, senza prodotti animali, è adatta a tutte le persone, in tutte le fasi della loro vita, e fornisce tutti i nutrienti, le vitamine, i minerali e gli amminoacidi, tranne la vitamina B12 (potrebbe essere necessario un supplemento della B12). Un’alimentazione bilanciata latto-ovo-vegetariana, a base vegetale, con un moderato apporto di uova e prodotti lattiero-caseari, è la forma più comune di alimentazione a base vegetale, e soddisfa tutti i requisiti nutrizionali. Il regime alimentare lattoovo-vegetariano è sicuro e salutare per donne in gravidanza e in allattamento, neonati, bambini, adolescenti e anziani.
La nostra ricerca sull’impatto negativo che un elevato consumo di carne ha sulla salute umana e i benefici di diete basate su alimenti vegetali conferma i molteplici vantaggi di ridurre drasticamente il consumo di prodotti di origine animale come propone Greenpeace. Non solo migliora il benessere delle persone, ma sarebbe un grande beneficio anche per la salute del Pianeta”.
Poi ho letto un paradosso in merito alle polemiche e opposizioni sul primo asilo vegano aperto a Francoforte. Si chiama Mokita che tradotto nella lingua dei Papua Nuova Guinea significa “la verità che tutti conoscono ma nessuno pronuncia”, e intende schierarsi contro quelle mense scolastiche che servono ai bambini carne di provenienza incerta e a buon mercato..«Il nostro obiettivo è formare bambini capaci di prendere, nel corso della vita, delle decisioni consapevoli». Ma l’iniziativa non è piaciuta ai Verdi il cui esponente locale Birgit Ross ha affermato: «Ho quasi avuto un infarto quando ne ho sentito parlare». Una presa di posizione sostenuta da diversi suoi colleghi intimoriti sia dalle conseguenze sulle condizioni di salute dei piccoli che del concetto stesso di veganesimo. Ma i 40 piccoli iscritti a Mokita fanno parte di uno studio scientifico per accrescere la conoscenza sul tema dell’alimentazione vegana per bambini. «I piccoli dovranno sottoporsi a regolari esami medici e assicuriamo un pronto intervento da parte delle autorità nel caso in cui qualcosa non dovesse andare per il verso giusto» ha dichiarato la portavoce.
A Milano, in zona Città Studi, questo tipo di modello è già in funzione con  lasilo nido Naturà, che offre dal 2015 una mensa vegana e che ha ottenuto la certificazione vegan ok. Questa è la filosofia del nido milanese: “Nel nostro nido famiglia, seguiti da un nutrizionista esperto di alimentazione vegana cui sottoponiamo i nostri menù settimanali, abbiamo infatti scelto di proporre ai bambini una cucina vegana, educando così al gusto e alla sostenibilità nel rispetto per la natura, per gli animali e per il mondo che ci circonda: una corretta e motivata alimentazione costituisce, insieme alle attività pedagogiche, un ingrediente importante nella crescita del bambino.
Un apporto energetico adeguato all’età dei bambini e la ricchezza di sostanze importanti per la crescita si accompagnano alla ricerca di pietanze sempre nuove e gustose, in grado di dare vita a coinvolgenti esperienze multisensoriali tra colori, consistenze, sapori, per far conoscere a tutti, grandi e piccini, un’alimentazione alternativa, sana e sostenibile, che contribuisca a diminuire il nostro impatto sul pianeta, riducendo le emissioni derivanti dagli allevamenti intensivi e il consumo di risorse naturali, prime fra tutte quelle idriche”.

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Una risposta

  1. 15 maggio 2018

    […] ho scritto qualche giorno fa di come sia facile per un bambino contrarre una dipendenza da zuccheri. La ragione sta nel meccanismo che il glucosio innesca nel sangue, comportandosi davvero come una […]

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