Tutte le schizofreanie del covid-19

I primissimi giorni più che il coronavirus è arrivato tra noi, a Milano si è diffusa la psicosi da contagio. Nessuno sapeva ancora niente che su social e chat si accumulavano tuttologie: ho riscoperto gente ai limiti dell’analfabetismo, improvvisamente laureata in virologia, ora in epidemiologia, tutti infettivologi e per avere più credito in vocali-conferenze riferivano che la loro era la fonte più attendibile perché la fonte era il cane del vicino di casa, emerito Luminare di Medicina dell’antica Cina. Analfabeti che fino a mezz’ora prima si erano istruiti con corso accelerato tenuto da Barbara d’Urso diventano igienisti economisti e i-sti cazzi. I più sensibili sprofondano nel panico, i più razionali già capiscono che qualcosa non va nei più sensibili.
È questa la prima schizofrenia dei tempi del coronavirus: psicotici VS leggeri che sottovalutano quello che sta per succedere, o semplicemente attendono fonti sicure, che si riveleranno Godot. Nel corso del contagio, altre si sovrapporranno a questa: presto il cambio di umore si scatena ogni 12 secondi, 10 nei più intolleranti.
Quando i più psicotici comprendono che non devono andare sul posto di lavoro e mandare i figli a scuola si calmano, come quando da piccolo aspetti la bomba o la neve per far chiudere le scuole. Ma pian piano si scopre che essere ancora servi della gleba ci fa bene allo spirito, lontano dai figli, cui bisogna stare sempre dietro molto più che ai capi. E al secondo giorno di quarantena, qui in Lombardia si iniziano a dare i numeri. Ancora non sai per quanti giorni sarai costretto a rimanere con le stesse teste. L’ansia esplode quando mano a mano si inaspriscono le limitazioni perché ci iniziano a togliere prima la possibilità di spostarci e quanta rabbia (o invidia?) per quelli che sono riusciti d partire sui treni. Io avevo prenotato l’aereo per andare dieci giorni in Sicilia, ma il volo viene presto cancellato. Devi rimanere a casa a guardare i furbi che sono riusciti a prendere il treno. È la seconda schizofrenia del contagio: fuggitivi vs stanziali, o anche furbi vs rinco. Non sono furbi, sono degli untori!si formano i primi due schieramenti opposti: quelli che dai portiamo pazienza così presto si torna alla libertà contro chi sente violate le proprie libertà. Vaghi vaghi, fanno chiudere tutti. Giù la claire prima di tutti i bar: a noi milanesi è proibito fare l’aperitivo, che è come togliere la poltrona a un politico. I segnali di nervosismo si avvertono sempre più infuocati fino a che si incendiano quando chiudono tutto eccetto supermercati e panettieri. Si intuisce prima, poi si afferma un sottile piacere verso il non piacere: chiuse palestre, centri estetici, parrucchieri. Io ormai ho i rasta e non soltanto in testa. E soprattutto mantenere la distanza dagli altri di almeno un metro, che significa anche che far l’amore è proibito. E, se qualcuno va a puttane, becca la multa! Ci rimane soltanto una soddisfazione: la pizza, ma soltanto se portata da un delivery, perché sotto pandemia ci sono i sacrificabili e gli intoccabili. E allora niente pizza. “Si d’accordo ma poi.
Tutto il resto è noia
No, non ho detto gioia, ma noia, noia, noia
Maledetta noia”.
Si inizia ad avvertire nella prima domenica di quarantena. Ma insiste forte a ricordare che sarà lunghissima. Mai lo avrei detto: per fortuna ci sono i social e internet. Gli occhi, complice una congiuntivite allergica, versano lacrime di sangue, ma io seguo le dirette facebook dei miei cantanti preferiti e mi alleno con istruttori capaci. Insomma “faccio cose, vedo gente”. Anche più della normalità, che comprendi mano a mano hai troppo saturizzato la vita, come presa da horror vacui. Ci si prende qualche soddisfazione, come fare palestra in mutande e reggiseno, tanto non ti vede nessuno e puoi grondare sudore. Puoi risparmiarti scuse patetiche perché non hai voglia di uscire, senza sembrare troppo sfigata. Il silenzio, poi, ti dà un piacere pazzesco, complice che ci puoi far risuonare sopra la musica che più preferisci: Rigoletto, Velvet Underground, Cccp, Luci della centrale elettrica, la regina della notte. E canti tutto a squarcisgola, chi vuole pure dal balcone, ma tu no: sei in mutande in reggiseno!
Al limitare della seconda settimana anche il coronavirus subisce una scissione: con quelli che assicurano essere soltanto un’influenza e coloro che iniziano a dargli un nome più scientifico – non latino – ma come se fosse uscito segretamente da un laboratorio fantascientifico: Covid-19. Tanti luminari della… invece continuano a minimizzarlo assimilandolo a poco più di un’influenza. E si iniziano a contare i primi morti. Sempre più alti i numeri. E allora compare una nuova schizofrenia: giustizieri della… contro runners perché è evidente che uno che va a correre in solitaria all’alba in un parco è il peggiore degli untori. La settimana dopo, il fu coronavirus si scinde in tre e diventa pandemia, ma gli illustrissimi, che l’avevano definita influenza, non cambiano nome. E davanti alla pandemia i giustizieri si armano fino ai denti, al punto che anche qualche runner si pente. Mentre gli anziani, che rappresentano la categoria a maggior rischio vanno a fare la spesa almeno 10 volte al giorno fronteggiano quelli che prendono troppo sul serio la pandemia e svuotano gli scaffali dei supermercati per riempire di scorte il loro bunker. Prima finisce la carta igienica poi il lievito: i consumi degli italiani dichiarano uno che la gente se la fa addosso, due che il tempo in casa si può impiegare per hobby che vanno lasciati da parte durante l’anno occupati dal lavoro.
Il mondo della politica è scisso come le facce di un diamante. Salvini e Meloni odiano Giuseppe Conte, mentre le bimbe del premier lo amano. Zingaretti prende il virus, Fontana non sa mettersi la mascherina e non sa. Alla terza settimana si sdoppia il mondo: l’assenza delle circolazione delle auto, complice la primavera, permette il risveglio della natura, che fa tornare tartarughe quasi in estinzione a deporre le uova, le anatre girano per Roma.
Finalmente arriva la fase2 e la schizofrenia ha svolte affatto inaspettate dal sentire una profonda nostalgia per la quarantena al godimento intenso per le piccole libertà riconquistate. Il casus belli scoppia quando Conte annuncia le misure della seconda fase dell’emergenza attraverso una conferenza stampa che ci conferma che non c’è nessuna ulteriore doppia personalità: la fase 2 non muta praticamente nulla della fase1. Tutti incazzati perché nulla è tornato come prima, tranne le bimbe di Peppi, che, con gli occhi a cuore, si chiedono se sono congiunte e possono rivederlo da pochi metri. None. I primi giorni sembra davvero che non è cambiato niente: le mascherine a 50 centesimi sono una chimera, i morti, per fortuna, decrescono e allora tutti fuori. Mentre a me manca terribilmente la quarantena, la sua asocialità e il suo silenzio. Però – dal 4 maggio – sono uscita tutti i giorni, anche l’8 maggio, quando il sindaco Beppe Sala fa il cazziatone ai suoi elettori, io che non sono tra quelli, ero tra odi e t’amo: da un lato non potevo soffrire quei modaioli che si sono concentrati sul naviglio Grande a fare l’aperitivo, ma quando il rimprovero partiva dal primo cittadino, d’un tratto li giustificavo.

In qualsiasi modo si sia reagito allo stato di emergenza di questi mesi, ci sono alti rischi che l’emergenza coronavirus determinerà conseguenze, anche psicologiche, a lungo termine nella popolazione. Le ultime settimane hanno visto un cambiamento non indifferente delle abitudini e stiamo vivendo giorni di apprensione e sofferenza. A causa di questo periodo di difficoltà diverse istituzioni psicologiche e mediche internazionali già prevedono un aumento esponenziale dei disturbi psicologici nel prossimo futuro.

A me hanno già chiamato i neurologi che mi curano e mi hanno assolta.

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *